venerdì 23 settembre 2011

Palermo, Zahavi tutto gol e amore


CORSPORT (A. MAGLIE) - Questa volta ha deciso di lanciare a Shai solo ba­ci volanti: per quelli veri si sarebbe dovuto trasforma­re nell’Uomo Ragno o, al­meno, in Reinhold Mes­sner. Per mesi la sua fama è rimasta legata a quella prodezza romantica, repli­ca europea di quella Mon­diale che vide protagonisti Iker Casillas e Sara Carbo­nero. Lui che, in questo ca­so segna e non para, e poi corre e approfittando del fatto che dalle sue parti non ci sono barriere, stam­pa un appassionato bacio sulla bocca della fidanzata.
Un messaggio confortante, quasi sessantottino: « Fate l’amore, non fate la guer­ra » , da ricordare il giorno dopo il ceffone a Di Vaio nel nuovo stadio della Ju­ventus liberato dalle tran­senne ma non del tutto dai maleducati. La Prima Not­te di Eran, la prima notte di gloria.
Lo aveva detto: « Al Pa­lermo darò il 120 per cen­to » , che non è propriamen­te una percentuale aritme­tica ma dà l’idea. Contro il Cagliari, Zahavi ha soprat­tutto «dato» un gol, decisi­vo ai fini del successo. De­cisivo ai fini della sua sto­ria perché il primo gioca­tore israeliano approdato a Palermo (il secondo in Ita­lia, forse anche il terzo se contano anche quelli se­dotti e poi abbandonati co­me Ronny Rosenthal) fa tanto «colore» e altrettanto «oggetto sconosciuto». «E’ un giocatore di grandi qua­lità, tecnico e veloce deve solo capire il calcio italia­no » , Sean Sogliano, ds del Palermo, il giorno dopo lo coccola proteggendolo da­gli entusiasmi eccessivi. In tribuna, a seguirlo, c’era anche Shai, la fidanzata: occasione da non perdere. E lui non l’ha persa.

EREDITA’ -Ora che ha segna­to e spiegato che nel calcio le scommesse possono es­sere anche vincenti e che non è sempre necessario spendere tanti soldi per pescare un buon giocatore, si è alleggerito il peso diuna eredità che gli era sta­ta scaricata forse impro­priamente sulle spalle: il Nuovo Pastore, quantome­no il suo sostituto nella «rosa». Una fama più lega­ta alla partenza dell’argen­tino che al suo arrivo, più indiretta che diretta. Sean Sogliano che sa quanto possano pesare questi far­delli assicura:«Non credo che questa eredità gli ab­bia nuociuto. Ogni giocato­re deve avere una propria storia » .L’altra sera, poi, ha pure giocato in un ruolo che sembra allontanare il fantasma del famoso ( e amato) predecessore: esterno di centrocampo, con vocazioni offensive, confermate, peraltro in maniera plastica, dal gol, il suo primo in lingua italia­na ( evidentemente quelladel calcio non ha confini e barriere; più complicato, invece, il suo rapporto con il linguaggio orale, sul qua­le è ancora balbettante tan­to è vero che la società gli ha messo a disposizione un’insegnante).

SCELTA -Eran, d’altro can­to, non è stato un «ripiego» ma una scelta meditata, condita di entusiasmo, so­prattutto da parte del pre­sidente Maurizio Zampari­ni. Gli osservatori lo ave­vano visto all’opera. Poi, armati di video, si sono presentati a Zamparini raccogliendo entusiastici consensi:« Andate e pren­detelo ».E questo avvenne: un milione e seicentomila euro all’Hapoel di Tel Aviv e un contratto di quattro anni per il ragazzo. Lo ave­vacorteggiato anche lo Sporting Lisbona:« Mi of­friva un buon contratto ma quando ho saputo del Pa­lermonon ho avuto dubbi». Da ieri sera hanno qualche dubbio in meno anche i pa­lermitani.
Eran è giovane ( venti­quattro anni), di passapor­to anche francese (dunque comunitario) e può vantar­si di aver segnato la bellez­za di cinque gol in Cham­pions (tra preliminari e gi­rone), uno splendido, in ro­vesciata, contro il Lione al­lo stadio di Gerland (il ba­cio, invece, arrivò in occasione del successo contro il Benfica). Viene dalla quarta città israelia­na, Richon LeZion, 220 mi­la abitanti nell’area metro­politana di Tel Aviv. Il suo nome biblico ricorda l’uo­mo da cui discende la fa­miglia degli Eraniti. In qualche maniera è già en­trato nella storia del Paler­mo: con il gol dopo appena 18 secondi ha probabil­mente battuto tutti i prima­ti di celerità realizzativa. Può migliorare:« Soprat­tutto da un punto di vista fisico», dice Sogliano. E dal punto di vista della com­prensione del calcio italia­no:« Il football è uguale dappertutto ma qui in Ita­lia abbiamo sistemi tatticiun po’ più complessi».

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