Un messaggio confortante, quasi sessantottino: « Fate l’amore, non fate la guerra » , da ricordare il giorno dopo il ceffone a Di Vaio nel nuovo stadio della Juventus liberato dalle transenne ma non del tutto dai maleducati. La Prima Notte di Eran, la prima notte di gloria.
Lo aveva detto: « Al Palermo darò il 120 per cento » , che non è propriamente una percentuale aritmetica ma dà l’idea. Contro il Cagliari, Zahavi ha soprattutto «dato» un gol, decisivo ai fini del successo. Decisivo ai fini della sua storia perché il primo giocatore israeliano approdato a Palermo (il secondo in Italia, forse anche il terzo se contano anche quelli sedotti e poi abbandonati come Ronny Rosenthal) fa tanto «colore» e altrettanto «oggetto sconosciuto». «E’ un giocatore di grandi qualità, tecnico e veloce deve solo capire il calcio italiano » , Sean Sogliano, ds del Palermo, il giorno dopo lo coccola proteggendolo dagli entusiasmi eccessivi. In tribuna, a seguirlo, c’era anche Shai, la fidanzata: occasione da non perdere. E lui non l’ha persa.
EREDITA’ -Ora che ha segnato e spiegato che nel calcio le scommesse possono essere anche vincenti e che non è sempre necessario spendere tanti soldi per pescare un buon giocatore, si è alleggerito il peso diuna eredità che gli era stata scaricata forse impropriamente sulle spalle: il Nuovo Pastore, quantomeno il suo sostituto nella «rosa». Una fama più legata alla partenza dell’argentino che al suo arrivo, più indiretta che diretta. Sean Sogliano che sa quanto possano pesare questi fardelli assicura:«Non credo che questa eredità gli abbia nuociuto. Ogni giocatore deve avere una propria storia » .L’altra sera, poi, ha pure giocato in un ruolo che sembra allontanare il fantasma del famoso ( e amato) predecessore: esterno di centrocampo, con vocazioni offensive, confermate, peraltro in maniera plastica, dal gol, il suo primo in lingua italiana ( evidentemente quelladel calcio non ha confini e barriere; più complicato, invece, il suo rapporto con il linguaggio orale, sul quale è ancora balbettante tanto è vero che la società gli ha messo a disposizione un’insegnante).
SCELTA -Eran, d’altro canto, non è stato un «ripiego» ma una scelta meditata, condita di entusiasmo, soprattutto da parte del presidente Maurizio Zamparini. Gli osservatori lo avevano visto all’opera. Poi, armati di video, si sono presentati a Zamparini raccogliendo entusiastici consensi:« Andate e prendetelo ».E questo avvenne: un milione e seicentomila euro all’Hapoel di Tel Aviv e un contratto di quattro anni per il ragazzo. Lo avevacorteggiato anche lo Sporting Lisbona:« Mi offriva un buon contratto ma quando ho saputo del Palermonon ho avuto dubbi». Da ieri sera hanno qualche dubbio in meno anche i palermitani.
Eran è giovane ( ventiquattro anni), di passaporto anche francese (dunque comunitario) e può vantarsi di aver segnato la bellezza di cinque gol in Champions (tra preliminari e girone), uno splendido, in rovesciata, contro il Lione allo stadio di Gerland (il bacio, invece, arrivò in occasione del successo contro il Benfica). Viene dalla quarta città israeliana, Richon LeZion, 220 mila abitanti nell’area metropolitana di Tel Aviv. Il suo nome biblico ricorda l’uomo da cui discende la famiglia degli Eraniti. In qualche maniera è già entrato nella storia del Palermo: con il gol dopo appena 18 secondi ha probabilmente battuto tutti i primati di celerità realizzativa. Può migliorare:« Soprattutto da un punto di vista fisico», dice Sogliano. E dal punto di vista della comprensione del calcio italiano:« Il football è uguale dappertutto ma qui in Italia abbiamo sistemi tatticiun po’ più complessi».
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