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mercoledì 7 settembre 2011

Totti chitarrista? De Rossi minaccia: "Attenti a cosa suona domenica"


UNIONESARDA.IT -Schermaglia a distanza tra il presidente del Cagliari e il romanista Daniele De Rossi che non ha gradito gli apprezzamenti di Cellino su Totti. "Il capitano è uno showman? Vediamo cosa suonerà domenica. Al suo posto starei molto attento".

Inter, Moratti prepara il colpo: Leonardo dirigente e Mourinho in panchina nel 2012

ILSUSSIDIARIO.NET - In casa Inter è già tempo di guardare al futuro. E non stiamo parlando del futuro immediato, quello che vedrà la squadra scendere in campo a Palermo nel posticipo di domenica sera. Stiamo parlando di un domani più lontano, che inizierà a giugno 2012.

domenica 4 settembre 2011

Totti, amore e ossessione per il campione «di più»

 CORRIERE.IT (G. BIANCONI) - Ci sono i gol, di destro, di sinistro e di testa, e poi gli assist, i cucchiai e i colpi di tacco, a centinaia, sempre con la stessa maglia, gli stessi colori. Più che sufficienti a fare di un calciatore il simbolo di una squadra. Ma Francesco Totti è di più. Perché nel suo caso c'è dell'altro.

CLAMOROSO Palermo, Zamparini in procura: «Pastore al Psg? Accordo estorto dall'agente Simonian»

CORRIERE.IT - Zamparini contro Simonian, agente di Javier Pastore, reo per il vulcanico patron rosanero di avergli «estorto» l'accordo per la cessione del fantasista argentino al Paris Saint Germain. Il Palermo ha infatti presentato un esposto in procura contro il procuratore del calciatore. Dietro la cessione di Pastore al Paris Saint Germain per una cifra che si aggira sui 40 milioni di euro, incasso record per le società italiane in questo mercato, vi sarebbe dunque un ricatto. 

domenica 28 agosto 2011

Lavezzi saluta Pandev via Twitter

Il primo a dare il benvenuto a Pandev, attraverso Twitter è stato Lavezzi. E' stato infatti lui ad accogliere il nuovo acquisto:

venerdì 26 agosto 2011

Sabatini, Marotta, Branca, Pozzo e Zamparini: chi si salva nello sprint del mercato?




Pagelle a una settimana dall'inizio del campionato e poco più alla fine di un calciomercato che ha sancito l'ulteriore impoverimento del nostro calcio. E' stato l'anno dell'addio a Eto'o, Pastore e Sanchez. Il nostro appeal è ormai inferiore non solo a Liga e Premier League, ma anche a Ligue 1 e campionato russo, colpevolmente trascurato negli ultimi anni in cui – al contrario di noi – ha comunque fatto registrare una crescita impetuosa.

giovedì 25 agosto 2011

''40mila euro per un futuro nel pallone'' I club fanno cassa con i soldi di papà (VIDEO)

"Il problema del calcio è che con i ragazzini si fanno un sacco di soldi". Un procuratore, che preferisce rimanere anonimo, racconta come funziona il 'sistema'. I genitori pagano 30 - 40 mila euro, finanziando così presidenti, allenatori e giocatori.

martedì 23 agosto 2011

Totti, la nuova Roma e la strana guerra contro il resto del mondo

CORRIERE.IT (T. PELLIZZARI) - DIVENTA FAN DI CALCIOPAZZO - Non è un caso e non può esserlo che la messa in discussione più radicale di Francesco Totti sia arrivata nel momento in cui la proprietà della Roma è diventata americana e l'allenatore uno spagnolo. Perché un non italiano (o un non romano) fatica a comprendere l'aura di sacralità che circonda il capitano della Roma e, soprattutto, non capisce perché un progetto di rinnovamento di una squadra debba partire da un giocatore di quasi 35 anni.
È estremamente interessante e altrettanto simbolico del nostro Paese quello che sta accadendo intorno a Totti. Cosa succederebbe se Berlusconi dicesse «La rifondazione del Milan ripartirà da Gattuso» o se Moratti provasse a tranquillizzare i tifosi interisti promettendo che «la nuova Inter ripartirà da Zanetti»? Eppure, sembra che alla Roma (e per la verità anche alla Juventus con Del Piero), provare a fare un ragionamento di prospettiva, da cui Totti non può che essere escluso, equivalga a una bestemmia.
Sul Corriere della Sera del 21 agosto, Mario Sconcerti ha spiegato benissimo (come fece anche in suo libro di qualche anno fa che proprio così s'intitolava) la differenza di Totti. Una delle quali è una sua particolare forma di romanità, che rende così difficile capire er Pupone al di fuori della capitale. Il problema è che nel momento in cui la Roma entra (o prova a entrare) in una dimensione globalizzata di calcio, la prospettiva deve per forza di cose essere invertita. In altre parole: se tutto il mondo tranne Roma non ti capisce, il problema sei tu o tutto il mondo?
Francesco Totti (Epa/Kollanyi)
Francesco Totti (Epa/Kollanyi)
La romanità di Totti è alla base anche di un altro non piccolo equivoco su Totti. Per molti l'assenza del capitano della Roma dalle gerarchie dei grandi della storia del calcio mondiale si spiega col suo rifiuto di lasciare la Capitale per andare in un grande club straniero, scelta che gli ha impedito di accrescere la sua notorietà internazionale. Vero o falso che sia, è curioso notare che questo è proprio ciò che si imputa a Pelé nella disputa su chi tra lui e Maradona sia il più grande di sempre. Per i suoi sostenitori (e non a torto), Maradona è uscito dall'Argentina e si è misurato col calcio europeo, mentre O Rei no. Il che non impedisce all'altra metà del mondo di considerarlo il miglior calciatore della storia, pur avendo giocato sempre e soltanto nel Santos, cittadina dello stato di San Paolo, il medesimo in cui Edson Arantes do Nascimiento era nato.
Per i romanisti, Totti è in qualche modo paragonabile a Pelé: è il romano che ha scelto di restare in giallorosso per fare grande il club della sua città - e c'è riuscito. Da questo (o meglio, anche da questo) discende il - sacrosanto - rispetto che si richiede per la parte finale della carriera (straordinaria, come dimostrano i numeri) del Capitano. Ma quello che forse bisogna chiedersi non è cosa intendiamo noi per rispetto, ma cosa intende lui. L'impressione è che per Totti (e i suoi sostenitori) qualsiasi cosa diversa da una maglia da titolare senza discussioni e per ogni partita sia avvertita come un'imperdonabile mancanza di rispetto. Figurarsi ritenere che possa entrare solo al 71' di una partita di Europa League. La qual cosa, invece, è una scelta, giusta o sbagliata però legittima, dell'allenatore. È molto probabile che il destino di Luis Enrique sulla panchina della Roma (e quindi di tutto il progetto di DiBenedetto) dipenda da un chiarimento soprattutto su questo.

sabato 20 agosto 2011

Soft porno e b-movie: il Getafe e la campagna abbonamenti hot (VIDEO)

CORRIERE.IT (E. BURCHIA) - DIVENTA FAN DI CALCIOPAZZOSe in Italia Sky calcio ha «scherzato» con i santi, in Spagna si è andati oltre: con donatori di sperma, ragazze «zombie» sexy e assatanate, film porno anni Settanta. Succede nel video che promuove la campagna abbonamenti del Getafe, squadra che da undici anni milita nella Primera Division, e che ha un problema: «troppo pochi spettatori». Lo stadio della cittadina a qualche chilometro da Madrid, infatti, è quasi sempre semideserto a causa della assenza di tifosi. Come fare dunque per trovare nuovi supporter? «La soluzione è dentro di te», dice lo spot, «parliamo di donare lo sperma, il tuo sperma».


ZOMBIE - Stavolta i creativi hanno messo a punto per la squadra del Getafe una pubblicità decisamente sopra le righe. Il filmato è stato cliccato migliaia di volte su YouTube e, non poteva essere altrimenti, è oggetto di dure polemiche. Per riempire il piccolo stadio Coliseum Alfonso Perez, impianto da 17 mila posti a sedere, i dirigenti del team spagnolo allenato da Luis Garcia hanno infatti lanciato la campagna abbonamenti 2011/12 che porta il titolo «Siendo mas, seremos mas grandes», cioè «Essendo di più, saremo più forti». Lo scopo è quello di aumentare il numero diazulones, i tifosi del Getafe. Come? In sostanza, suggerisce lo spot, facendoli accoppiare e procreare; il club della cintura periferica di Madrid chiede ai suoi tifosi maschi di donare lo sperma. Le sequenze nel filmato di poco più di un minuto e mezzo, sono assai esplicite. La storia inizia con un tifoso che si convince e va in una clinica per la donazione dello sperma. Qui riceve un dvd porno firmato dalla sua squadra del cuore. Poi però lo spettatore medio perde il filo. Nel filmato compaiono infatti giovani e avvenenti signorine, descritte come «Zombies calientes del Getafe», mentre la sceneggiatura è ricca di ingredienti ripresi da quei quei b-movie un po' trash degli anni Settanta.

. La polemica sulla pubblicità, ovviamente, è deflagrata. Basta fare un giro sui blog e sui forum di discussione dei siti d’informazione spagnoli. Chi a favore e chi contro, come al solito. Lo spot è stato realizzato dall'agenzia El Ruso de Rocky, la stessa che già in passato ha fatto arrabbiare la Chiesa con alcune campagne che giocavano con personaggi religiosi, film biblici, santi e combattenti. Qualche settimana fa, invece, ha arruolato un koala stanco di vivere con lo scopo di trattenere i tifosi rimasti.
KOALA - L’intento, però, è serio: «Oggi siamo a 9.000 soci, ma devono aumentare», ha


venerdì 19 agosto 2011

Mourinho e la sindrome-Barcellona: il naufragio di un progetto, e non solo..

Josè Mourinho, dopo quanto successo (sia dentro che fuori dal campo) nella gara di Supercoppa contro il Barcellona, è un pò meno Special. Il pessimo episodio del battibecco con il vice-allenatore blaugrana, sommato alla sconfitta che è costata il trofeo, ha gettato l'ex allenatore dell'Inter in una sorta di baratro dal quale uscirne sarà difficile perchè adesso, oltre ad avere contro tutta la stampa spagnola e i colleghi, potrebbe aver definitivamente messo fine alla pazienza di un Perez che ha speso centinaia di milioni non certo per vedersi sempre battuto sul campo e assistere a scene da saloon.

Come si può leggere da questo articolo, è partita una guerra a colpi di video nella quale ogni emittente prova a dare la sua versione dei fatti manipolando a piacimento la cronologia degli eventi, senza che si riesca a capire chi abbia iniziato e chi invece si sia semplicemente limitato a reagire. Dal punto di vista di Mourinho, comunque, credo cambi poco: la sostanza è che il tecnico portoghese non è certamente tranquillo, perchè la sua avventura a Madrid finora è stata fallimentare e i propositi di costruire una nuova impresa come era successo con la sua Inter non hanno trovato finora riscontri sul campo.


Troppo forte il Barcellona, frustante giocarci contro sapendo che la loro qualità straripante può schiacciarti in qualsiasi momento, purchè abbiano voglia di pigiare sull'acceleratore. E' una squadra talmente superiore che mette in soggezione qualsiasi avversario, e tutto questo non può che colpire a morte l'ego smisurato di un tecnico che proprio della psicologia ha fatto l'arma vincente della sua straordinaria carriera. Come fare a convincere il suo Real di essere all'altezza dei blaugrana, se regolarmente si viene bastonati ad ogni confronto diretto? In tal senso, lo 0-5 della scorsa stagione con tanto di manita è stato un macigno pesantissimo sull'opera di costruzione di una mentalità che potesse rendere iblancos una squadra in grado di tenere testa ai rivali storici. E non poteva certo bastare la vittoria in coppa di Spagna, se poi in Champions è arrivata l'ennesima batosta che ha tagliato fuori il Real dalla finalissima poi vinta dai catalani contro lo United.

Nella notte di Madrid, che consacrò il tecnico di Setubal come fuoriclasse assoluto della sua categoria, finiva un'era anche e soprattutto per scelta sua: andare via dopo aver portato la sua creatura in cima all'Europa, ponendo fine a un'attesa lunga 45 anni, probabilmente gli ha fatto credere che fosse necessario sposare un nuovo progetto (milionario, chiaro) per avere ancora stimoli importanti. Ecco, quegli stimoli, quella voglia smisurata di sconfiggere il mostro-Barça e di dimostrarsi ancora una volta il più forte di tutti, lo stanno logorando al punto da arrivare a chiedersi "Por que" e a mettere le mani addosso a tale Vilanova, peggiorando una situazione che a livello mediatico non era idilliaca già dopo la scorsa annata.

La sua forza è sempre stata il risultato, il prodotto finale in termini di trofei e record: lo era a Oporto, lo era a Londra e Milano, lo è a Madrid in senso esattamente opposto. Quando i risultati vengono meno, uno come lui paga sempre prezzo doppio, perchè è quello che succede quando sei sempre sotto i riflettori: una tua caduta fa più rumore, e diciamocelo, fa gongolare molta più gente.

Io credo che Mou non si aspettasse che la sfida fosse così difficile, e neanche che lavorare al Real (club che voleva fortissimamente) fosse per certi versi quasi più complicato che lavorare all'Inter. L'ambiente, che a Milano era tutto per lui e pendeva dalle sue labbra identificandosi completamente in ogni suo gesto, nella capitale spagnola invece inizia a malsopportarlo, anche perchè lì certe uscite sono decisamente meno tollerate rispetto che in Italia.

Un robusto contribusto fornito dai risultati scaccerebbe ogni nube sul portoghese, ma certo è che in questo momento è difficile pensare ad un Perez felice della sua gestione. Contro questo Barça c'è ben poco da fare, il problema è che si sta creando un clima di guerra vera tra le due squadre, che si traduce in campo in entrate assassine come quella di Marcelo su Fabregas (vedi qui) a partita ormai finita. E se la rivalità diventerà odio, sarà la più grande sconfitta di questo allenatore abituato a vincere ma che sembra da qualche tempo abbia smarrito il proverbiale lume della ragione.



(blognelpallone.blogspot.com)


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Juventus: Vargas, l'agente lo "allontana"? (ESCLUSIVA)

IL SUSSIDIARIO.NET - Il calciomercato della Juventus è in continua evoluzione soprattutto per quanto riguarda l'esterno sinistro d'attacco che chiede Antonio Conte. Il tecnico bianconero sa perfettamente che la rosa non è ancora completata ma soprattutto per il ruolo di esterno ci sono troppi dubbi nelle scelte di mercato di Marotta. Ora il nome più gettonato sembrerebbe essere quello di Diego Perotti, esterno del Siviglia classe 88', giocatore argentino con passaporto italiano. Sicuramente un calciatore che piace a Conte e che potrebbe avere il profilo giusto per il 4-2-4 di Conte. Perotti ha superato Juan Manuel Vargas nei pensieri del club bianconero. Il motivo però non è da catalogarsi nell'ambito tecnico-tattico bensì per una questione economica. 

Chiariamo, anche Perotti ha un valore di circa 17 milioni di euro, ma la Juventus sarebbe anche propensa ad acquistare un giovane calciatore di 23 anni, mentre Vargas di anni ne ha 28. La Fiorentina inoltre non ha accettato l'ultima proposta bianconera che comprendeva un conguaglio economico più l'inserimento di Amauri come contropartita tecnica. L'italo-brasiliano non dispiace al club viola, ma il tecnico Mihajlovic, così come Corvino, preferirebbe avere Fabio Quagliarella in cambio, attaccante stabiese che nella Fiorentina prenderebbe il posto di Mutu passato a Cesena. La Juventus però ritiene incedibile il giocatore ex Napoli. E Vargas? Per il peruviano la cessione è comunque alle porte. Nel nuovo modulo di Mihajlovic non c'è spazio per un esterno d'attacco. 

Gli estimatori di Vargas non mancano di certo, secondo informazioni raccolte in esclusiva da Ilsussidiario.net, l'agente del giocatore, Jorge Cysterpiller, sarebbe in Europa per tornare a parlare con due club che sono già stati interessati al giocatore: Bayern Monaco e Aston Villa. Il club bavarese a gennaio aveva addirittura concluso l'operazione con la Fiorentina sulla base di 19 milioni di euro più il cartellino di Diego Contento, terzino di origine italiane che piaceva molto al club viola. L'Aston Villa invece ha provato a prendere Vargas nel mese di giugno ma l'offerta presentata al club viola non ha avuto fortuna. Vargas potrebbe lasciare il campionato italiano anche se sarebbe stupido tagliare fuori la Juventus.

Il club bianconero ha deciso di battere la pista Perotti ma non è detto che questa possa essere una manovra di Marotta per far scendere il prezzo del giocatore e far capire alla Fiorentina che le alternativa a Vargas ci sono. 

giovedì 18 agosto 2011

I conti della Saras, l'Inter provinciale e il futuro di un club non più cicala


Col passare dei giorni va delineandosi tassello dopo tassello il puzzle della strategia minimalista della nuova Inter. Un combinato di scelte sportive, vincoli finanziari imposti dall'Uefa e difficoltà economiche dell'azionista di riferimento nel continuare a garantire di tasca sua una sopravvivenza in linea con le big d'Europa.

Della coerenza di sostituire Eto'o con Tevez o Forlan, oppure di privarsi di Sneijder si sta discutendo sotto gli ombrelloni di mezza Italia e, dunque, è inutile aggiungere il proprio parere. Sul FPF (Fair Play Finanziario) in molti si stanno ricredendo proprio a partire dall'atteggiamento dell'Inter e non solo. Basti leggere la curva al ribasso del mercato internazionale dove – solo nell'estate del 2009 – i colpi più costosi valevano cifre inavvicinabili (Cristiano Ronaldo 94 mln, Ibrahimovic 68, Kakà 63,5) che negli ultimi ventiquattro mesi si sono notevolmente ridimensionate, tanto da consentire al Barcellona di prendersi Fabregas per una quarantina di milioni (la stessa cifra pagata per Villa un anno fa). Fanno eccezione i nuovi ricchi provenienti dal ricco Medio Oriente senza, però, toccare le vette di due anni fa. A queste cifre, insomma, anche la valutazione del trentenne Eto'o o, per tornare indietro all'agosto 2010, del giovane capriccioso Balotelli non possono essere giudicate un regalo agli acquirenti.

Quello che per l'Inter sta pesando, però, ha forse radici più lontane ben inquadrate da Ettore Livini su La Repubblica. A stringere i cordoni della borsa di Moratti sono anche le difficoltà attraversate da un paio di anni dalla Saras, l'azienda di famiglia che solo settimana scorsa ha chiuso il bilancio del secondo trimestre 2011 con un passivo record da 49 milioni di euro. Come ricostruisce Livini, Massimo Moratti non gode più dal 2009 dei sostanziosi dividendi che gli consentivano di chiudere di tasca sua i buchi del bilancio nerazzurro: 735 milioni di euro nei sedici anni di una presidenza che complessivamente ha registrato perdite per 1,2 miliardi di euro. La ricapitalizzazione da 40 milioni del dicembre scorso a copertura di un rosso da 69 milioni di euro potrebbe essere stata l'ultima fatta senza badare a spese. La crisi mondiale, la riduzione dei margini di guadagno sulla raffinazione del petrolio e, da ultimo, la guerra in Libia stanno gravando molto sui conti della Saras che oggi in Borsa vale poco più di un euro dopo essere stata collocata a sei volte tanto. Una situazione destinata a non esaurirsi a breve termine se è vero che un report di Merrill Lynch del maggio scorso descriveva così le prospettive dell'azienda fondata da Angelo Moratti: “... dopo un 2009/2010 difficile, con un prolungato deterioramento dei margini, Saras attendeva una crescita nel 2011... Noi continuiamo a vedere rischi dovuti alla crisi libica...”.

Se Moratti guarda con attenzione da provinciale ai conti dell'Inter e anche perché in questa fase storica il club deve imparare a camminare con le sue gambe. Certamente una novità per chi era abituato a vivere l'estate in uno stato di perenne euforia. L'esperienza anche recente ha dimostrato, però, che non necessariamente sia un male. Credere di poter ripetere l'affare Ibrahimovic-Eto'o è un miraggio, ma per restare competitivi in Italia potrebbe bastare molto meno.

Giovanni Capuano

(calcinfaccia.blogspot.com)

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