«Forse "L'attimo fuggente", con Robin Williams, la sua classe di allievi fedeli, e quel motto: cogli l'attimo».
Voi ci siete riusciti. Da Orazio al calcio moderno. Sembra un risultato da... very normal people. Come dire: senza eccessi, ma godiamocelo.
«A me piace dire le cose come stanno. Sarebbe inutile fare i falsi modesti. Che questo primo posto duri tre giorni, un mese o finisca subito, sono talmente pesanti le pressioni create da un mestiere del genere che quando arriva il momento giusto, è giusto assaporarlo sino in fondo».
Un primato figlio di…
«Moltissimi fattori. Primo: la qualità dei giocatori scelti dalla società e dal presidente Preziosi. Secondo: la voglia di applicarsi di chi va in campo. Terzo: il lavoro d'equipe. Quarto, ma non ultimo: i risultati ottenuti da quanti ci hanno preceduto, bravi a trasmettere una mentalità vincente al Genoa da quando è tornato in Serie A. Mi riferisco soprattutto a Gasperini ed a Ballardini».
Primo postulato del Malesani-pensiero. Nessuna primadonna. A Constant non l'ha mandata a dire, e lui ha risposto alla grande.
«Questa è una rosa perfetta per il tipo di campionato che vogliamo fare. Pensate alla gara con il Catania: Bovo e Moretti esterni non hanno fatto rimpiangere Mesto e Antonelli. Constant? Non finisce qui, lo aspetto con il Chievo. Meriti e demeriti sono tutti suoi: la società ha portato a casa uno dei migliori centrocampisti, funzionale al nostro progetto».
Esiste un rischio di ebbrezza d'alta quota?
«La gente si goda questo momento, pur rimanendo cosciente che non dobbiamo vincere il campionato, altrimenti aumenteremmo le aspettative e la delusione sarebbe grande. IlGenoa fa parte della seconda fascia. Le squadre di prima puntano a scudetto e piazzamento Champions, quelle di mezzo a una buona stagione e ad un posto in Europa League, nell'ultima l'obiettivo è la salvezza. Io non voglio dimenticare, però, la Coppa Italia. Mi piacerebbe riuscire a superare qualche turno».
Cosa c'è di diverso dal suo ultimo primato a Parma nel '99?
«Stessa felicità. Una frase come "la squadra era messa bene in campo" è di circostanza. La vittoria è il paradiso, perdere è l'inferno».
Genova per lei...
«L'ho scoperta grazie ai dipendenti della sede. A me piace il cibo, in questo senso i sapori di Genova mi affascinano».
C'è un po' di malessere fra tifosi e presidente. Dispiaciuto?
«Vivo giornalmente il mio rapporto con Preziosi. Vedo la sua passione. Tutti devono remare nella stessa direzione».
Domenica torna a casa.
«Non devo fare il ruffiano, dunque non rinnego nulla. Sono grato al Chievo, e il presidente Campedelli lo sa, perché è stata un'ideale palestra professionale per me. Tutti dovrebbero passare da lì a inizio carriera. Ci fu un'incomprensione per una mia esultanza nel derby, quando passai al Verona, ma non feci altro che esultare per la mia squadra».
Il Chievo dovrà guardarsi da un super Palacio.
«Rodrigo è un campione anche nella sua diversità. Aveva richieste importanti. Scegliendo di rimanere qui, dove vive e lavora bene, ha dimostrato umiltà e serietà fuori dal comune, ma bisogna applaudire anche il Genoa che ha saputo trattenerlo. Prima di lui, qui sono passati Borriello, Milito e Thiago Motta. Il nome del Genoa pesa anche per i grandi. Anche per questo motivo speravo che prima o poi sarebbe arrivata una serata come l'altra sera».
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