giovedì 6 ottobre 2011

In questa Juve non c'è posto per Quagliarella


GASPORT (G.B. OLIVERO) - Chissà se ci pensa. Chissà se a Fabio Quagliarella torna in mente spesso che un anno fa tutto andava bene: aveva già realizzato due gol e, dopo la sosta di ottobre, le cose sarebbero addirittura migliorate. Fabio correva e segnava, prima o seconda punta, comunque importantissimo per la Juve di Delneri.
Oggi invece è tutto diverso, quello che era bianco adesso è nero, quello che riusciva a lui ora lo fanno gli altri. E la cosa peggiore è che non c'è un colpevole: in questa storia non c'è un cattivo con cui prendersela. Bisogna solo insistere, lavorare, allenarsi, sperando di voltare pagina e di riprendere il discorso interrotto quel maledetto 6 gennaio, giorno dell'infortunio che chiuse la sua stagione e in pratica anche quella della Juve.
I numeri - Le statistiche sono impietose. Finora Quagliarella ha giocato appena una decina di minuti a Catania. Per il resto solo panchine (Siena e Bologna), tribuna (Milan) o non convocazione (Parma). L'ultimo gol risale al 19 dicembre 2010, a Verona contro il Chievo, proprio la trasferta che attende la Juve dopo la sosta. L'ottimo rendimento dei bianconeri per Quagliarella è un problema in più: la squadra corre, nessuno può permettersi di aspettarlo e dovrà essere lui a raggiungere il gruppo e a meritare un posto in campo.
Meritocrazia - Sotto questo punto di vista, è una garanzia la presenza in panchina di Antonio Conte. In poche settimane il tecnico ha dimostrato con i fatti quanto aveva detto: per lui gli allenamenti sono fondamentali, chi lavora bene gioca, gli altri guardano. Nessuno ha il posto fisso, nessuno è escluso a priori. E la parabola di Leonardo Bonucci, prima riserva per quattro gare e poi titolare addirittura contro il Milan, testimonia che è davvero così: il difensore ha conquistato Conte con il lavoro a Vinovo e chi adesso sta giocando poco o nulla deve prendere esempio dal modo in cui Bonucci si è meritato la considerazione dell'allenatore.
Gamba e testa - Il recupero della condizione dopo un infortunio grave come la rottura del legamento crociato è complicato. Quagliarella, che comunque nelle ultime due settimane è sembrato molto più vispo in allenamento e che è sempre seguito da altre società, dovrà garantire a Conte di aver ritrovato la gamba giusta e di aver liberato la testa da due paure: quella comprensibile di farsi nuovamente male e quella meno comprensibile della concorrenza interna. Se Fabio tornerà a essere Quagliarella, giocherà. E anche presto. Tra l'altro, se il 4-1-4-1 evolvesse in un 4-3-3, ci sarebbe posto per un esterno con caratteristiche molto offensive e Quagliarella potrebbe candidarsi anche per quel ruolo. Ma questo è solo il passo seguente. Prima Fabio dovrà dimostrare a Conte di essere davvero tornato.

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