mercoledì 12 ottobre 2011

Cassano: «Sono stanco di routine e polemiche. Fra tre anni smetto»


GASPORT (A. ELEFANTE) - Da un Cassano all'altro, da una cassanata all'altra. Antonio è così: o è genio o è sregolatezza, o ti fa stropicciare gli occhi o ti fa mettere le mani nei capelli. O tace per mesi, o parla a valanga come ieri sera.
O amarsi, oppure dirsi addio:«Spero di trovare continuità con la Nazionale, giocare tre anni al massimo, fare un buon Europeo, un buon Mondiale e poi voglio smettere: fine, stop, faccio altri due o tre figli e mi godo la famiglia. Fuori dal mondo del calcio: oltre a giocare non so far niente, cosa mi metto a fare, l'opinionista? Stressato? Diciamo che ora sono un po' stanco della routine, e poi da tredici anni e mezzo ogni cosa che faccio è un problema: e allora sì, a 32-33 anni appenderò le scarpe al chiodo e la facciamo finita».
Grazie a Prandelli - Cassano è così, prendere o lasciare. Buffon non (lo) lascia: «Vuole smettere fra tre anni? Sono sfoghi estemporanei: deve sapere che ha un debito di riconoscenza, e finché può far divertire la gente è giusto che continui». Cesare Prandelli ha preso, e oggi Cassano sa a chi deve dire grazie: «Se sono rigenerato è merito suo: nel mio momento di massima difficoltà, prima della Spagna, quando mi dicevano che ero grasso, ho parlato con lui una mezzoretta, mi ha dato fiducia ed è stato lo slancio per ripartire col Milan». Prandelli aveva preso già ben prima e Cassano ha lasciato sulle strade delle qualificazioni all'Europeo tredici mesi del suo calcio e di gol, dalla prima partita all'ultima. Da un Cassano all'altro, appunto: dunque dalla rete in Estonia-Italia 1-2 del 3 settembre 2010 (la prima dell'era del c.t.) a quelle di ieri, l'alfa e l'omega di un cammino nato e vissuto molto nel suo segno.
Prima doppietta - Perché se Prandelli prende, prende fino in fondo: con lui Cassano ha giocato 13 gare, tutte da titolare, «ma non chiamatemi punto di riferimento, perché lo è chi ha vinto tutto: Buffon, Pirlo, De Rossi»; con lui, lui Prandelli, Cassano ha segnato 6 gol e tutti validi per qualificarsi (due all'Estonia, due alle Far Oer e la doppietta di ieri, la prima in azzurro): come se segnare in amichevole non gli interessasse granché. E a lui, lui Cassano, Prandelli non ha risparmiato nulla: carezze e cazziate, fiducia e ultimatum, l'ultimo ieri, dopo quello di Abete: «Basta cassanate».
Pagliaccio dalla nascita - «Perché — come ha detto ieri Buffon — se noi siamo la classe, lui è l'alunno col sostegno: ogni tanto entra ed esce, ma noi andiamo avanti con la lezione». «In verità, io sono un pagliaccio dalla nascita: al 70% sbaglio, però anche quando ho ragione i giornalisti mi dicono che sbaglio. Poi avrete Balotelli per altri 10 anni, un altro bel personaggio...». E gli veniva da ridere, forse come quando ha piazzato una cassanata anche ieri. Ma non di quelle che gli scappano quando gli si stacca la spina: di quelle che inventa attaccando il pallone al piede. Come su quel cross di De Rossi: un colpo secco, un colpo di spugna su 20' che erano stati un condensato dei suoi repertori più svogliati e indolenti, fra colpi di tacco azzardati, passaggi sbagliati, perfino appoggi imprecisi, cercando un feeling con Giovinco. «Siamo un metro e 40 a testa, dovevamo trovare gli automatismi...».
Come Totti, piu' di Ibra - Prendere o lasciare e stavolta lo stadio — tutto in piedi quando è uscito —, Prandelli e l'Italia si sono presi il suo 8° e 9° gol azzurri: ora Cassano è sullo stesso gradino di Boninsegna, Pirlo e del suo amico Totti. Un gradino più in alto, fra i marcatori delle qualificazioni all'Europeo, dell'altro suo amico Ibrahimovic: chissà che da oggi non tocchi proprio ad Antonio spiegargli come si fa a farsi passare certi mal di pancia che conosce pure lui. A farseli passare almeno per tre anni.

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