mercoledì 14 settembre 2011

Pato-meraviglia, sorpasso Barça. Ma al 92' il Milan gela il Camp Nou


GASPORT (P. CONDO') - Visto che fermare il Barcellona è quasi impossibile, il Milan ha il colpo di genio di metterlo fra parentesi. Dopo 24 secondi la leggerezza dello scatto di Pato incenerisce la difesa blaugrana, e apre la speranza milanista.
Poi c'è la partita, che i catalani dominano in maniera totale distillando però soltanto due reti. Infine, a 90 secondi dal tutti a casa, il colpo di testa di Thiago Silva da corner al bacio di Seedorf chiude la parentesi regalando al Milan un risultato mostruosamente positivo. Mostruosamente - sia detto con grande simpatia - per i pochi meriti accumulati dai rossoneri. Sostanzialmente due: la bellezza del primo gol, che pareva effimera e invece è servita eccome, e la capacità di non morire pur restando legato per 90 minuti al palo della tortura. Questa è una dote da uomini prima che da calciatori, e se nella storia del Milan le tante pagine di football meraviglioso saranno riluttanti ad accogliere quest'impresa (o miracolo) di fine estate, spiegate loro che il più grande giocatore del mondo, Leo Messi, emblema della gioventù e del talento, è stato per lunghi tratti contenuto, fuorviato, deviato, bloccato o altrove indirizzato dal coraggio e dal tempismo del 35enne Alessandro Nesta. Il Milan si è difeso soltanto, e a oltranza, perché non ha le gambe per inseguire la tecnica di palleggio blaugrana, e perché Allegri è tornato indietro sulla giusta intuizione di immettere un elemento dinamico come Emanuelson anziché regalare un uomo, Cassano, che a questi livelli non può essere decisivo come in campionato, e non aiuta in copertura.
Apnea - L'inestimabile dote del vantaggio prima ancora che il gallo canti l'alba di gara ha un effetto rilassante sul Milan, che si dispone alla difesa serrando le fila ma componendo con ordine i triangoli del pressing. Boateng arretra e Van Bommel avanza per andare a tenaglia su Iniesta, su Xavi o sugli esterni, tutti marcati in prima battuta da un altro milanista; la manovra del Barcellona tarda così a fluire, prova ne sia l'immediato rientro di Messi sulla trequarti per aiutare i suoi compagni. Guardando da vicino i passatori blaugrana, ilMilan li costringe ad allargare il gioco sulle corsie, dove Alves va spesso all'uno contro uno con Zambrotta regalando spazio a Villa, che non ne approfitta. La sofferenza rossonera è implicita nei primi minuti, ed esplicita dal 10' in poi, quando l'apnea diventa totale: Cassano non tiene un pallone, Seedorf viene a sua volta pressato senza pietà, se la boccia non arriva subito a Pato, o almeno a Boateng, non c'è verso di passare la metà campo.
Manca Ibra - Il rimpianto riguarda la difesa catalana, visibilmente a disagio ogni volta che Pato la punta perché l'assenza di Puyol (entrerà a metà ripresa) le toglie l'unico velocista in grado di competere col Papero. Ibrahimovic sarebbe servito qui, per chiamare su di sé la palla, difenderla col fisico e lanciare Pato verso Valdes. Cassano purtroppo non riesce a surrogare lo svedese. Detto che anche Pato dovrebbe farsi vedere di più, perché alla difesa manca drammaticamente un punto di riferimento cui consegnare la boccia per rifiatare, l'infortunio di Boateng finisce di consegnare il Milan alle spire del gioco blaugrana (per onestà va detto che salta anche Iniesta). Ambrosini ha una sola dimensione, il contenimento, mentre il ghanese sapeva anche proporsi, prova ne sia l'occasione del 17', innescata dalla seconda e ultima fuga di Pato.
I gol - Il Milan è chiuso nella sua area come una carovana in circolo del vecchio West, gli indiani del Barcellona cavalcano da un lato all'altro del campo stringendo progressivamente il cerchio. I gol sono quasi episodici nella fattura, non certo nella dinamica generale del match: dopo un palo di Messi su punizione il pareggio di Pedro nasce da una percussione di Leo sulla quale il bravo Abate non arriva per un soffio. E il 2-1, una gran punizione di Villa, viene da un fallo di Cassano almeno veniale. Il Barça ha la colpa di produrre tanto gioco e poche palle-gol, dimenticando di allontanarsi a distanza di sicurezza, e quando Thiago Silva chiude la parentesi i catalani quasi non credono ai loro occhi. Onestamente neanche noi, ma certo non glielo andiamo a dire.

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