mercoledì 14 settembre 2011

Che fine ha fatto Pizarro?


CORSPORT (P. TORRI) - Domenica scorsa, stadio Olimpico. Pal­chetto in tribuna Monte Mario, di quelli con fri­gobar, televisore, camerieri in giacca bianca che portano il caffè, hostess (niente male) con il no­me scritto su una targhetta spilla­ta sul vestito, roba che ti verrebbe voglia di fare il classico pappagal­lo italiano.
Dunque, in uno di que­sti palchetti, domenica scorsa ha preso posto tutta laRoma che, per infortunio o scelta tecnica, non po­teva far altro che guardare. C’era Okaka con un nuovo taglio di ca­pelli che Balotelli è un dilettante.
C’erano Cicinho con il suo festival di tatuaggi. C’era Juan con la faccia seria. C’era Greco stile casual. C’era Kjaer che pure lui in fatto di tatuag­gi non è che scherzi. C’era Lamela che si guarda­va intorno per scoprire l’effetto che fa. E c’era, soprattutto, un’assenza ingombrante. Quella di David Pizarro. Già, Pizarro, ma che fine ha fatto il cileno?
RISPOSTA -Quella automatica è semplice sempli­ce: è a disposizione di Luis Enrique. Da merco­ledì della passata settimana è tornato ad allenar­si con i compagni, dopo che il dodici agosto scor­so, nel secondo tempo dell’amichevole di Valen­cia, era stato costretto a fermarsi per un problema muscolare poi quantificato in una lesione di pri­mo grado al quadricipite della co­scia destra. Detto questo, aggiun­giamo però che la risposta che cerchiamo è un’altra. Cioè: che fi­ne ha fatto il centrocampista cile­no che fino al dicembre scorso è stato considerato, con molte ra­gioni, uno dei giocatori imprescindibili della squadra giallorossa? Si dirà: è a disposizione. Non è esattamente così. Anzi. Perché prima le diffi­coltà di comunicazione, chiamiamole così, con Ranieri, poi l’alba dell’era americana, hanno fat­to di Pizarro un giocatore in esubero. Al punto che non più tardi di qualche mese fa, al cileno è stata proposta la risoluzione di un contratto chenaturalmente andrà in scadenza il trenta giugno del 2013, cioè dopo questo e il prossimo campio­nato. Il tutto può sembrare perlomeno bizzarro considerando le qualità tecniche del centrocam­pista sudamericano. Uno che ha nella proprietà di palleggio una delle sue caratteristiche miglio­ri, qualità che sembra essere ideale per il possesso palla, primo comandamento del calcio di Luis Enrique. Anche se a pensarci be­ne, il palleggio di Pizarronon è mai quasi a uno, due tocchi e que­sto potrebbe penalizzarlo. Ma non è neppure questa la risposta che cerchiamo, c’è un’altra motivazio­ne che lo penalizza. E la colpa, si fa per dire, è ancora di Claudio Ranieri.

COLPEVOLE -Il fatto è che la nuova Roma non ha dimenticato quello che è successo la passata sta­gione. Cioè quando il cileno partì per le vacanze natalizie (21 dicembre) per poi rientrare a Trigo­ria invece che, come previsto, il ventinove dicem­bre, soltanto il tredici gennaio, ufficialmente percurarsi un problema al ginocchio (condrite, lo stesso guaio che qualche anno fa fermò Doni). Già questo episodio piacque poco allora, così co­me alla nuova dirigenza. Oltretutto la cosa è peg­giorata quando, una volta tornato a RomaPizar­ronon ha giocato fino all’esonero di Ranieri, per poi, una volta salutato il tecnico romano, tornare subito a disposi­zione. Questo atteggiamento, per un club che vuole rimettere al centro di tutto la Roma, è ritenu­to inaccettabile. E da qui si è pre­sa la decisione di divorziare. Ri­sposta, no secco e deciso. Basti di­re, per esempio, che in un’applica­zione del suo telefonino, un pro­gramma che si chiama What’s app come secon­do nickname, il cileno ha scritto:«A Roma fino al 2013. Ma non si può proprio trovare una soluzio­ne che non penalizzi laRoma? Perché, per cari­tà, il comportamento del giocatore non è stato inappuntabile, anzi, però è sufficiente per rinun­care a un giocatore con le sue qualità?

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