CORSPORT (A. BARILLA') - L'ora di Mirko Vucinic. L'attaccante montenegrino, relegato inizialmente in panca contro il Parma, domenica a Siena debutterà da titolare. L'infortunio, ormai, è dimenticato e una settimana di allenamenti pieni l'ha restituito alla migliore condizione.ATTESA - Un punto fermo per Antonio Conte, che ha una rosa over-size e la fortuna di scegliere. E un punto fermo per la Juve che sarà fondata sul turnover, ma avrà i suoi riferimenti: l'ex giallorosso, Gigi Buffon, Giorgio Chiellini, Andrea Pirlo... Mirko scalpita, è ansioso di cominciare, ha scelto un progetto e vuole dare una mano a srotolarlo. «Mi ricordano che segno spesso gol difficili - confida a Hurrà Juventus -: mi basterebbe segnare gol utili per fare grande la squadra. Gol importanti, non come quello bello ma ininfluente del Trofeo Berlusconi ».
RITARDO - Una rete al Siena per iniziare alla grande, da incorniciare al di là della fattura perché sarebbe comunque la prima in bianconero. Mirko non vuole rivivere l'ansia della prima stagione romanista, quando dovette aspettare quattro mesi prima di alzare le braccia al cielo e correre verso la Sud. Ritardo giustificato, aveva saltato il ritiro (e prima il Mondiale) a causa del menisco, però un attaccante non si dà pace lo stesso, figurarsi lui c'era venuto in prestito da Lecce e voleva dimostrare di meritare il grande calcio. Non aveva bisogno del gol, qualità e determinazione erano nitide, però, pur fingendo noncuranza, il digiuno pesava come un macigno.
PRECEDENTE - Fino a quella domenica d'inverno, 28 gennaio 2007, quando Luciano Spalletti gli assegnò un compito pesante più del digiuno: sostituire Francesco Totti, squalificato, come unica punta nel suo modulo. Lo preferì a Francesco Tavano, il quale, entrato in campo per Mancini, sgriffò l'assist: controllo di destro, colpo vincente di sinistro, la fine dell'incubo e l'abbraccio della Sud. L'avversario era il Siena, quella domenica, all'Olimpico, e il precedente diventa beneaugurante: sarebbe curioso rifilare ai toscani il primo gol ufficiale in maglia bianconera dopo avergli già riservato il primo da romanista.
COINCIDENZA - Vucinic non è un cultore delle statistiche, però in questa settimana ha riflettuto sulla coincidenza. E ha scherzato con Alexander Manninger che all'epoca difendeva la porta toscana. Di quel Siena è rimasto solo Simone Vergassola: il capitano e quel suo gol gli unici legami tra due partite lontanissime. Riproverà a far breccia domenica, il campione montenegrino, desideroso di conquistare ancora di più la gente della Juve e spingere la squadra più in alto possibile. Dopo il debutto felice con il Parma, i tifosi sognano.Mirko è felice per l'entusiasmo che sente attorno, però, per carattere, evita promesse:«Non sono abituato a fissare traguardi: cerco solo di dare il meglio di me stesso ». Sempre, nonostante l'etichetta di campione geniale ma discontinuo, capace di assentarsi nell'arco dei 90': «Non capisco certe osservazioni sul mio conto, in campo sono sempre lo stesso...».
CICLO - Un ciclo nuovo: per la Juve mortificata da due settimi posti di fila, per Vucinic venuto via da Roma dopo cinque anni, per Antonio Conte che ha puntato con forza su di lui.«Il primo impatto con il tecnico - racconta Vucinic -è stato molto positivo: fa parte di quella generazione di allenatori giovani che sanno quello che vogliono. Pretende molto, ma è normale. A certi livelli ci vuole tanto lavoro, altrimenti non vai da nessuna parte». La Juve conta molto sulla sua classe, sulla sua velocità e anche sul suo eclettismo:«Sono nato prima punta, a Roma m'hanno spostato a sinistra: deciderà Conte dove potrò essere più utile».



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