Messaggio ai cugini - Anche perché altrimenti non metti insieme 383 presenze nei campionati di Argentina, Inghilterra e Spagna e 77 nelle eurocoppe, con trofei vari e la ciliegina della Coppa America appena vinta giusto in casa degli amiconi argentini Cambiasso e Milito. E proprio al trionfo di fine luglio il «Cacha» (palestrato, in spagnolo) prende spunto per mandare un messaggio al Milan. Dopo le sberle madridiste contro il Real, per l'ex Atletico anche i derby milanesi si prospettano in salita, viste le ultime tre sconfitte consecutive rimediate dai nerazzurri tra campionato e Supercoppa italiana.
«Tutti danno i rossoneri favoriti per lo scudetto - fa lui con sincero candore -? Quando vai in campo pensi sempre di essere il favorito o comunque sei fiducioso. I tifosi o i giornalisti possono dire che una squadra è migliore dell'altra, ma con l'Uruguayquando abbiamo affrontato Brasile e Argentina venivamo sempre dati per spacciati e invece abbiamo vinto anche in passato. Il calcio non è logica. Quindi lasciamo che il Milansia favorito. Poi ci vediamo in campo».
In italiano - Il tutto spiegato in italiano, «perché tra i 14 e i 16 anni ho frequentato la vostra scuola a Montevideo e sin da piccolo seguo il vostro campionato». Quello che non dice è che al tempo la scelta fu dettata dall'alta concentrazione di belle ragazze nel nostro istituto... Ma l'Italia ora lo intriga «perché il vostro è sempre stato un calcio competitivo e non lo vedo in crisi. L'Inter ha vinto la penultima Champions e storicamente i club italiani hanno scritto la storia della Coppa Campioni. In nerazzurro poi hanno fatto numeri due grandissimi come Recoba e Ruben Sosa. Col Chino ho giocato in nazionale, mentre Sosa l'ho appena sentito visto che qualcuno qui alla Pinetina mi ha dato il suo cellulare».
Eto'o passa - Con Eto'o invece nessun contatto. Nè la paura di non essere all'altezza dell'illustre predecessore, di cui Diego ha già preso il 9 di maglia. «La sua eredità non è certo un problema. Tutti sapevano che Eto'o è un grandissimo. La vita però continua. Ho avuto questa opportunità e voglio fare il meglio per far vincere la mia nuova squadra».
No problem - Anche il ruolo non è un problema, per uno col pelo sullo stomaco come lui («Ma non dite che sono vecchio, io mi sento benissimo» fa, sorridendo). «In nazionale faccio il trequartista e altri stanno più avanti - spiega Forlan -, a Villareal e a Madrid ero prima punta. Gioco dove serve a Gasperini. Per me è sempre stato più importante vincere titoli con la squadra, non ho mai pensato al fatto di diventare capocannoniere».
Parlare l'italiano aiuta e presto Diego (accompagnato dal fratello) troverà casa a Milano. Tanti compagni li conosceva già e d'accordo con Tabarez ha rinunciato all'amichevole dell'Uruguay in Ucraina per ambientarsi ancora più in fretta. Umile. E molto concreto.



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