CORSPORT (R. LORIA) - I cori dell’Olimpico alla fine erano tutti per lui e non erano cori amichevoli. Lui cresciuto nel settore giovanile di Trigoria, ma soprattutto figlio di un immortale del calcio romano e romanista come Bruno Conti, sta diventando, anno dopo anno, uno dei giocatori più temuti e invisi alla tifoseria giallorossa. Un vero e proprio spauracchio, con cinque gol infilati in carriera nella porta romanista dei quali gli ultimi tre, compreso quello di ieri, pesantissimi. Lo scorso anno una sua rete aveva dato il via al 5- 1 rossoblu al Sant’Elia e solo un intervento killer di Burdisso gli aveva impedito di partecipare fino alla fine alla festa delCagliari. Due anni fa un gol al terzo minuto di recupero aveva fissato il risultato sul 2-2 e aveva impedito alla Roma di ottenere tre punti che sarebbero risultati preziosissimi nel testa a testa scudetto con l’Inter.
PROFESSIONISTA - Ieri ha vissuto l’ultimo capitolo della sua personalissima storia contro la Roma, con un gol che ha esaltato ilCagliari e gettato benzina sul fuoco acceso della crisi di risultati romanista. Daniele Conti però al ruolo di traditore che traspira dai cori della Curva Sud romanista non ci sta. Il capitano del Cagliari preferisce definirsi « un professionista » . Uno che scende in campo e fa il suo lavoro anche se dall’altra parte c’è la squadra in cui è cresciuto e quella per la quale, da sempre, lavora e tifa suo padre. E allora « i fischi mi scivolano addosso - spiega il capitano rossoblu a fine partita, proprio mentre i tifosi romanisti gli dedicano tutta la loro rabbia -Sono un professionista, cerco di fare al meglio il mio lavoro e del resto non mi preoccupo. Quello che ho segnato oggi( ieri)è un gol come un altro, come esulto contro la Roma esulto contro gli altri». Eppure i numeri parlano chiaro: cinque gol in carriera contro la squadra giallorossa non possono essere solo una coincidenza. Conti la pensa diversamente.«E’ destino che debba segnare sempre contro la Roma, ma io penso solo a scendere in campo e a dare il massimo. Se poi segno anche qualche gol meglio così». Nessuna motivazione aggiuntiva, dunque, e neppure rimpianti.«A Roma ci sono sempre grandissimi campioni. Io ho scelto di dimostrare il mio valore altrove. La Nazionale? Sono sempre stato con i piedi per terra. Sono contento di quello che ho fatto in carriera e di quello che sto facendo. Io penso solo al bene del Cagliari. Se avessi meritato di più in carriera lo avrei ottenuto».
ABITUDINE- Sarà, ma intanto la zampata di Conti è servita a spianare la strada alla vittoria del Cagliari, una vittoria pesantissima contro una Roma ancora in versione cantiere.« Non so se la nostra abitudine a giocare insieme abbia fatto la differenza. So che il Cagliari voleva solo scendere in campo e dare tutto per la propria maglia e si è visto».
A vederla da fuori però a qualcosa è servita la scelta di Ficcadenti di riproporre per dieci undicesimi la formazione dello scorso anno. Schemi collaudati, seppure in un modulo diverso, che alla fine hanno portato i loro frutti.« Noi ci conosciamo da tanto- spiega Conti -abbiamo qualche volto nuovo, ma credo che, al di là di tutto, la differenza l’abbia fatta la voglia di vincere del Cagliari. Abbiamo avuto più voglia di vincere della Roma » .Da bravo capitano, infine, Daniele Conti riserva la sua abbondante dose di fiducia al nuovo allenatore.« Con il mister ci troviamo bene. Lo ha voluto il presidente ed è lui che deve fare queste scelte. Noi giocatori dobbiamo solo scendere in campo e pensare a dare il massimo ».



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