GASPORT (G. B. OLIVERO) - DIVENTA FAN DI CALCIOPAZZO - Per una squadra in costruzione le amichevoli estive sono molto più importanti di quanto si pensi perché danno l'esatta percezione di cosa manca sia a livello di organico che dal punto di vista tattico.
Contro il Betis Siviglia la Juve ha confermato che il grido d'allarme lanciato da Antonio Conte alla vigilia poggiava su solide basi. E' stato fatto un grande lavoro nel primo mese di preparazione, ma il cammino per trasformare la Juve in una squadra competitiva è ancora lungo: servono rinforzi immediati e va anche metabolizzato il calcio offensivo del tecnico. Conte viene osannato dai tifosi, ma per quanto possa essere importante il suo lavoro dalla panchina non può fare gol e nemmeno i miracoli. La bacchetta magica non ce l'ha e se la Juve negli ultimi due campionati è arrivata settima significa che ci sono grandi problemi da risolvere.
Le lacune A rovinare la serata agli entusiasti tifosi non è stato il risultato (per la quarta volta la Juve non ha preso gol), ma la sensazione di precarietà emersa in certi momenti. Nel primo tempo sono arrivate chiare indicazioni sullo stato di forma dei bianconeri, opposti a un avversario più rodato perché tra una settimana il Betis esordirà in campionato. Alcuni errori fanno parte del processo di crescita, altri sono legati alla condizione ancora scadente di giocatori che stanno soffrendo la durissima preparazione. In difesa la tendenza a non buttare mai via il pallone è lodevole, ma ci sono delle situazioni in cui il rischio di concedere una grande occasione agli avversari è eccessivo. A volte la palla in tribuna non è uno spreco ma una buona idea.
A centrocampo il Betis ha messo a nudo i limiti del 4-2-4 se non viene interpretato con i ritmi e gli equilibri giusti. Agli spagnoli (dotati di un buon palleggio ma il Barcellona è un'altra cosa) è bastato fare un po' di densità intorno a Marchisio e Pirlo per spezzare i rifornimenti alle punte e per dare fastidio a Buffon o Storari. Il Betis passava dal 4-4-1-1 al 4-2-3-1 sfruttando soprattutto gli spunti dell'ottimo Montero a sinistra e il movimento senza palla di Castro. E la Juve soffriva per la circolazione di palla lenta e prevedibile, per la scarsa vena delle punte e per la lunghezza della squadra. E infatti a un certo punto gli esterni offensivi si sono abbassati un po', cosa che nel calcio ideale di Conte non dovrebbe accadere.
Non pronta Anche a Salerno, poi, è emerso il caso Krasic: l'unico esterno di ruolo a disposizione di Conte è costantemente tra i peggiori. E se viene a mancare anche lo sbocco sulla fascia il gioco diventa prevedibile e macchinoso: tutto il contrario di quanto predica il tecnico. I problemi emersi ieri sera non devono far vedere tutto nero, perché a metà agosto la condizione atletica fa la differenza e poi la squadra sta mandando a memoria tutte le lezioni di Conte. Ci vuole tempo e la partecipazione dei giocatori al progetto è stata totale e convinta anche ieri. Però a due settimane dall'inizio della serie A la Juve non sembra ancora pronta per un campionato di vertice.
Contro il Betis Siviglia la Juve ha confermato che il grido d'allarme lanciato da Antonio Conte alla vigilia poggiava su solide basi. E' stato fatto un grande lavoro nel primo mese di preparazione, ma il cammino per trasformare la Juve in una squadra competitiva è ancora lungo: servono rinforzi immediati e va anche metabolizzato il calcio offensivo del tecnico. Conte viene osannato dai tifosi, ma per quanto possa essere importante il suo lavoro dalla panchina non può fare gol e nemmeno i miracoli. La bacchetta magica non ce l'ha e se la Juve negli ultimi due campionati è arrivata settima significa che ci sono grandi problemi da risolvere.
Le lacune A rovinare la serata agli entusiasti tifosi non è stato il risultato (per la quarta volta la Juve non ha preso gol), ma la sensazione di precarietà emersa in certi momenti. Nel primo tempo sono arrivate chiare indicazioni sullo stato di forma dei bianconeri, opposti a un avversario più rodato perché tra una settimana il Betis esordirà in campionato. Alcuni errori fanno parte del processo di crescita, altri sono legati alla condizione ancora scadente di giocatori che stanno soffrendo la durissima preparazione. In difesa la tendenza a non buttare mai via il pallone è lodevole, ma ci sono delle situazioni in cui il rischio di concedere una grande occasione agli avversari è eccessivo. A volte la palla in tribuna non è uno spreco ma una buona idea.
A centrocampo il Betis ha messo a nudo i limiti del 4-2-4 se non viene interpretato con i ritmi e gli equilibri giusti. Agli spagnoli (dotati di un buon palleggio ma il Barcellona è un'altra cosa) è bastato fare un po' di densità intorno a Marchisio e Pirlo per spezzare i rifornimenti alle punte e per dare fastidio a Buffon o Storari. Il Betis passava dal 4-4-1-1 al 4-2-3-1 sfruttando soprattutto gli spunti dell'ottimo Montero a sinistra e il movimento senza palla di Castro. E la Juve soffriva per la circolazione di palla lenta e prevedibile, per la scarsa vena delle punte e per la lunghezza della squadra. E infatti a un certo punto gli esterni offensivi si sono abbassati un po', cosa che nel calcio ideale di Conte non dovrebbe accadere.
Non pronta Anche a Salerno, poi, è emerso il caso Krasic: l'unico esterno di ruolo a disposizione di Conte è costantemente tra i peggiori. E se viene a mancare anche lo sbocco sulla fascia il gioco diventa prevedibile e macchinoso: tutto il contrario di quanto predica il tecnico. I problemi emersi ieri sera non devono far vedere tutto nero, perché a metà agosto la condizione atletica fa la differenza e poi la squadra sta mandando a memoria tutte le lezioni di Conte. Ci vuole tempo e la partecipazione dei giocatori al progetto è stata totale e convinta anche ieri. Però a due settimane dall'inizio della serie A la Juve non sembra ancora pronta per un campionato di vertice.

0 commenti:
Posta un commento