CORSPORT (A. MAGLIE) - Nei giorni in cui il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricorda a tutti che l'Italia è «una e indivisibile» , il calcio provvede in qualche maniera a dargli plasticamente ragione. In vetta l'estremo Nord, Udine, l'estremo Sud,Palermo, l'estremo Ovest, Cagliari, un'isola, la Sardegna, che spesso nella storia nazionale ha sentito la Patria più matrigna che madre.Lo sport sa fornire spesso risposte che vanno al di là di un semplice terreno di gioco. Ma se poi ci limitiamo al terreno di gioco, allora vien voglia di pensare che qualcosa di nuovo, ma non di casuale, sia avvenuto.
CLUB FAMILIARI -Le società, tanto per cominciare. Familiari, ben identificate (i Pozzo, padre e figlio, per l'Udinese, Zamparini per il Palermo, Cellino per il Cagliari), con« un uomo solo al comando »che ci mette la faccia quando le cose vanno male ( Zamparini ha messo la faccia nel fuoco delle polemiche che hanno fatto seguito al«prematuro»licenziamento di Pioli; Cellino non si è certo nascosto quando ha dovuto spiegare perché e per come aveva deciso di rinunciare ai servigi di Donadoni; i Pozzo che non hanno rinunciato nemmeno per un attimo a quella che è la loro consolidata strategia nel momento in cui hanno deciso di rinunciare, in un colpo solo, a Sanchez e Inler), che fa «scudo» di fronte all'onda d'urto (molto spesso pericolosa) dell'entusiasmo quando le cose vanno bene. Soprattutto tre signori (anzi quattro visto che i Pozzo sono due) che sanno di calcio, che sono a pieno titolo uomini di calcio, che conoscono perfettamente questo strano, complesso, a volte pericolosissimo «animale » che è il pallone, un animale bizzoso capace di farti sognare lunghe ed entusiasmanti galoppate e di disarcionarti improvvisamente, senza pietà alla prima curva.
I TECNICI -Quindi gli allenatori. Francesco Guidolin non è certo un ragazzino di primo pelo. E' un grande tecnico, largamente sottovalutato e da questo punto di vista la sua storia professionale in qualche misura sottolinea l'enigmaticità del mondo del calcio dove spesso non basta essere bravi (eppure che lo fosse lo si capì a Ravenna e poi a Vicenza, roba d'altri tempi, ormai). L'Udinese è figlia di un progetto tecnico che la società ha sposato da anni (più o meno a partire da Zaccheroni), consegnandolo di volta in volta a un allenatore capace di svilupparlo senza snaturarlo. E' quello che sta cercando di fare da qualche anno a questa parte Massimo Cellino, a partire da Allegri. Il presidente del Cagliari è uno che «annusa» gli allenatori di qualità, basta dare un'occhiata alle sue ultime scelte per averne conferma. Ficcadenti è la sua ultima scelta e anche per lui vale lo stesso discorso di Guidolin: che fosse bravo si sapeva, che potesse ritagliarsi uno spazio in serie A lo ha fatto capire a Cesena. E' giovane, ha idee, al pari di Mangia che è l'ultimo arrivato, il vero Carneade, la più grande scommessa di Zamparini, la più grande e la più intrigante.
LA FILOSOFIA -Infine, il Metodo. L'Udinese lo ha perfezionato da tempo: attenzione maniacale ai « mercati » , reclutamento di giovani talenti da far crescere. Lungo questa via si muovono Palermo e Cagliari. L'utile, alla fine, è di tiposportivo perché si tratta di ragazzi desiderosi di trovare un posto privilegiato nel calcio che conta; ma è anche di tipo economico perché parliamo di tre club che sanno fare di conto riuscendo a unire il successo agonistico a una gestione economica oculata. Forse è ancora troppo presto per dire che questa classifica rivoluzionata, «rivoltata» come un pedalino è anche figlia di una nuova distribuzione dei ricavi televisivi ma una cosa è certo: in un momento complicato, in cui si parla di difficoltà del calcio italiano a tenere il passo di altri campionati come la Premier, la Liga e la Bundesliga, questo «capovolgimento» è un segno positivo, di vitalità, uno stimolo anche per le Grandi tradizionali. Insomma, c'è vita su Marte.



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