lunedì 3 ottobre 2011

Il grande sogno


CORSPORT (A. MAGLIE) - Nei giorni in cui il Presidente della Repub­blica, Giorgio Napolitano, ricorda a tutti che l'Italia è «una e indivisibile» , il calcio prov­vede in qualche maniera a dargli plasticamen­te ragione. In vetta l'estremo Nord, Udine, l'estremo Sud,Palermo, l'estremo Ovest, Ca­gliari, un'isola, la Sardegna, che spesso nella storia nazionale ha sentito la Patria più matri­gna che madre.
Lo sport sa fornire spesso ri­sposte che vanno al di là di un semplice terre­no di gioco. Ma se poi ci limitiamo al terreno di gioco, allora vien voglia di pensare che qual­cosa di nuovo, ma non di casuale, sia avvenu­to.

CLUB FAMILIARI -Le società, tanto per comincia­re. Familiari, ben identificate (i Pozzo, padre e figlio, per l'Udinese, Zamparini per il Paler­mo, Cellino per il Cagliari), con« un uomo so­lo al comando »che ci mette la faccia quando le cose vanno male ( Zamparini ha messo la faccia nel fuoco delle polemiche che hanno fat­to seguito al«prematuro»licenziamento di Pio­li; Cellino non si è certo nascosto quando ha dovuto spiegare perché e per come aveva de­ciso di rinunciare ai servigi di Donadoni; i Poz­zo che non hanno rinunciato nemmeno per un attimo a quella che è la loro consolidata stra­tegia nel momento in cui hanno deciso di ri­nunciare, in un colpo solo, a Sanchez e Inler), che fa «scudo» di fronte all'onda d'urto (molto spesso pericolosa) dell'entusiasmo quando le cose vanno bene. Soprattutto tre signori (anzi quattro visto che i Pozzo sono due) che sanno di calcio, che sono a pieno titolo uomini di cal­cio, che conoscono perfettamente questo stra­no, complesso, a volte pericolosissimo «anima­le » che è il pallone, un animale bizzoso capace di farti sognare lunghe ed entusiasmanti ga­loppate e di disarcionarti improvvisamente, senza pietà alla prima curva.

I TECNICI -Quindi gli allenatori. Francesco Gui­dolin non è certo un ragazzino di primo pelo. E' un grande tecnico, largamente sottovalutato e da questo punto di vista la sua storia professio­nale in qualche misura sottolinea l'enigmatici­tà del mondo del calcio dove spesso non basta essere bravi (eppure che lo fosse lo si capì a Ravenna e poi a Vicenza, roba d'altri tempi, or­mai). L'Udinese è figlia di un progetto tecnico che la società ha sposato da anni (più o meno a partire da Zaccheroni), consegnandolo di vol­ta in volta a un allenatore capace di sviluppar­lo senza snaturarlo. E' quello che sta cercando di fare da qualche anno a questa parte Massi­mo Cellino, a partire da Allegri. Il presidente del Cagliari è uno che «annusa» gli allenatori di qualità, basta dare un'occhiata alle sue ulti­me scelte per averne conferma. Ficcadenti è la sua ultima scelta e anche per lui vale lo stesso discorso di Guidolin: che fosse bravo si sape­va, che potesse ritagliarsi uno spazio in serie A lo ha fatto capire a Cesena. E' giovane, ha idee, al pari di Mangia che è l'ultimo arrivato, il ve­ro Carneade, la più grande scommessa di Zam­parini, la più grande e la più intrigante.

LA FILOSOFIA -Infine, il Metodo. L'Udinese lo ha perfezionato da tempo: attenzione maniacale ai « mercati » , reclutamento di giovani talenti da far crescere. Lungo questa via si muovono Palermo Cagliari. L'utile, alla fine, è di tiposportivo perché si tratta di ragazzi desiderosi di trovare un posto privilegiato nel calcio che conta; ma è anche di tipo economico perché parliamo di tre club che sanno fare di conto riuscendo a unire il successo agonistico a una gestione economica oculata. Forse è ancora troppo presto per dire che questa classifica ri­voluzionata, «rivoltata» come un pedalino è an­che figlia di una nuova distribuzione dei rica­vi televisivi ma una cosa è certo: in un momen­to complicato, in cui si parla di difficoltà del calcio italiano a tenere il passo di altri cam­pionati come la Premier, la Liga e la Bundesli­ga, questo «capovolgimento» è un segno posi­tivo, di vitalità, uno stimolo anche per le Gran­di tradizionali. Insomma, c'è vita su Marte.

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