GASPORT (S. VERNAZZA) - Non ditegli che è un para-rigori perché s'arrabbia: «Mi sento un portiere completo, non voglio essere catalogato come specialista di qualcosa».Martedì sera, contro la Serbia, Samir Handanovic, portiere della Slovenia e dell'Udinese, ha stregato Vidic. Si era sull'1-0 e se il difensore del Manchester United avesse trasformato il penalty, la Serbia avrebbe rivisto la luce. «Handa» si è tuffato dalla parte giusta e ha chiuso la serranda: 1-0 era e 1-0 è rimasto. Serbia eliminata da Euro 2012.
Handanovic, nello scorso campionato di Serie A lei di rigori ne ha sventati 6 su 8. Abbia pazienza, è normale definirla uno specialista.Qual è il segreto?
«Nulla succede per caso, ma sono geloso delle mie cose e non voglio parlarne».
Dicono che si debba guardare la palla fino all'ultimo.
Risata. «Non lo so, non mi interessa, non ve lo dico».
Oggi come oggi, lei è tra i migliori portieri in circolazione. A nostro parere, le sono superiori soltanto Casillas del Real Madrid e forse Neuer del Bayern Monaco.
«Non sta a me rispondere, sono gli altri che devono giudicare, però non mi sento inferiore a nessuno».
Neppure a Casillas campione del mondo?
«Neppure. Diciamo che loro (Casillas e Neuer, ndr) sono più "internazionali" di me».
Chi guarda tra i colleghi?
«Per me, dal 1998 al 2008, è esistito Buffon e basta. Sono cresciuto nel suo mito. Negli ultimi anni Gigi ha avuto problemi di salute, però lo considero sempre il numero uno».
Dove crede di poter migliorare?
«Nei particolari. Sono i dettagli a fare la differenza. Come metti un piede, come chiami la difesa, muovere i passi giusti. Sembrano gesti di poco conto, ma una bella parata nasce così. Non mi sento al top di me stesso, posso fare ancora meglio».
Più difficile il tuffo sul rigore di Vidic o il riflesso sul diagonale di Krasic?
«La seconda che ha detto».
Inutile girarci attorno: se continua così, diventerà il pezzo pregiato del prossimo mercato dell'Udinese.
«Non mi va di dire o fare le cose tanto per dirle o farle. Verrà il tempo per parlare della mia situazione. A Udine sto bene, ma è chiaro che alla mia età (27 anni, ndr) alla grande squadra pensi. A me piace fare passi in avanti, non all'indietro. Se mi muoverò, lo farò per migliorare. Altrimenti resterò a Udine».
Dove un paio di anni fa qualcuno la criticava.
«Fa parte del sistema. La squadra andava male e anch'io venivo discusso».
Udinese capolista. Domenica giocherete a Bergamo contro l'Atalanta.
«Siamo una squadra di giovani, cresceremo ancora. Possiamo ripetere il campionato scorso (quarto posto, ndr) anche se abbiamo gli impegni in Europa League».



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