CORSPORT (A. BARILLA') - Un solo straniero, come nell'80, quando la Federazione riaprì le frontiere: allora Liam Brady, regista irlandese, adesso Stephan Lichtsteiner, terzino svizzero. Un solo straniero nella Juve, per casualità e coincidenza, comunque un dato clamoroso nell'età del calcio Babele. Basti solo pensare che ben dieci squadre, in questa prima giornata di campionato, sono scese in campo con formazioni in cui gli italiani non raggiungevano la metà.MOTIVI -Pur prestando molta attenzione ai talenti di casa nostra, e non ubbidendo passivamentealla moda dilagante, la società ci corso Ferraris non ha fatto di sicuro scelte autarchiche: su nove acquisti, anzi, gli stranieri sono sei, tre dei quali, compreso l'epurato Reto Ziegler, già protagonisti nel nostro campionato. Né Antonio Conte ha preclusioni, difatti l'undici tipo è un'altra storia, però le condizioni imperfette di Milos Krasic e Mirko Vucinic hanno dirottato in panchina due scontati titolari, mentre Emanuele Giaccherini ha scalzato Marcelo Estigarribia ed Eljano Elia semplicemente perché, agguantando prima il sogno Juve, ha metabolizzato già movimenti e idee tattiche. Per la stessa ragione è solo subentrato Arturo Vidal, tanta voglia ma pochi allenamenti allespalle.
SCELTA -Al di là delle ragioni della scelta, rimangono una statistica anomala e un luogo comune demolito: si può vincere anche rinunciando ai migliori stranieri in organico - quelli che per certa critica dovrebbero fare la differenza - e si può perdere schierandoli tutti. All'opposto della Juve risulta infatti l'Inter che a Palermo relega gli unici tre italiani in panchina e schiera quattordici stranieri fra titolari e subentrati a garain corso. Estremo, anche questo, dettato da esigenze contingenti - risparmiare Giampaolo Pazzini e Andrea Ranocchia in vista Champions, anche perché fiaccati dalle fatiche azzurre -, benché l'Inter da tempo prediliga il mercato oltreconfine e abbia dovuto per questo affrontare attacchi e polemiche.
TENDENZA -Non è una tendenza isolata, quella nerazzurra: basta riepilogare la sessione estiva di mercato. Un'imbarcata di tesserati provenienti da altre federazioni - pochi campioni consacrati anche perché i grandissimi disertano l'Italia,numerosi investimenti e qualche azzardo - con la novità di tanti portieri importati con buona pace di scuola e tradizioni. Il risultato è evidente nei tabellini. L'Inter scende i campo senza italiani, ma Genoa, Lazio e Udinese ne hanno appena quattro. E Palermo, Napoli, Lecce, Chievo, Catania e Roma sei, con i giallorossi che potrebbero salire di un'unità se di Osvaldo, cittadino italianoed ex Under 21 azzurro, si considera la nazionalità argentina. Cinque stranieri per il Bologna, quattro per il Cesena e il Novara, poi via via fino alla Juve made in Italy.
MINIMO -Ricorso minimo allo straniero, oltre che per la Juve, per il Parma che l'incrocia al debutto: anche in questo caso un solo titolare, il difensore argentino Gabriel Paletta. Dalla panchina emiliana ne entreranno due a gara in corso, mentre Conte ne manderà in campo tre su tre, ma resta la curiosità, soffermandosi sugli schieramenti iniziali, di una partita che sembra uscita da un almanacco dei primi anni Ottanta. Tutti italiani e uno straniero solo: oltre a Brady, allora, c'erano Herbert Prohaska all'Inter, Paulo Roberto Falcao alla Roma e Ruud Krol al Napoli. Ma c'erano anche Luis Silvio alla Pistoiese ed Elio Sergio Fortunato al Perugia: oggetti miseriosi imboscati tra i fuoriclasse, numeri a parte non è cambiatomolto.



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