martedì 13 settembre 2011

Juve, il made in Italy che vince


CORSPORT (A. BARILLA') - Un solo straniero, come nell'80, quando la Federazione riaprì le frontiere: allora Liam Brady, regista ir­landese, adesso Stephan Lichtsteiner, terzino svizzero. Un solo straniero nel­la Juve, per casualità e coincidenza, co­munque un dato clamoroso nell'età del calcio Babele. Basti solo pensare che ben dieci squadre, in questa prima giornata di campiona­to, sono scese in campo con formazioni in cui gli italiani non raggiun­gevano la metà.


MOTIVI -Pur prestando molta attenzione ai ta­lenti di casa nostra, e non ubbidendo passi­vamentealla moda dilagante, la socie­tà ci corso Ferraris non ha fatto di sicu­ro scelte autarchiche: su nove acquisti, anzi, gli stranieri sono sei, tre dei qua­li, compreso l'epurato Reto Ziegler, già protagonisti nel nostro campionato. Né Antonio Conte ha preclusioni, difatti l'undici tipo è un'altra storia, però le condizioni imperfette di Milos Krasic e Mirko Vucinic hanno dirottato in pan­china due scontati titolari, mentre Emanuele Giaccherini ha scalzato Mar­celo Estigarribia ed Eljano Elia sempli­cemente perché, agguantando prima il sogno Juve, ha metabolizzato già movi­menti e idee tattiche. Per la stessa ra­gione è solo subentrato Arturo Vidal, tanta voglia ma pochi allenamenti allespalle.

SCELTA -Al di là delle ragioni della scel­ta, rimangono una statistica anomala e un luogo comune demolito: si può vin­cere anche rinunciando ai migliori stra­nieri in organico - quelli che per certa critica dovrebbero fare la differenza - e si può perdere schierandoli tutti. All'op­posto della Juve risulta infatti l'Inter che a Palermo relega gli unici tre italia­ni in panchina e schiera quattordici stranieri fra titolari e subentrati a garain corso. Estremo, anche questo, detta­to da esigenze contingenti - risparmia­re Giampaolo Pazzini e Andrea Ranoc­chia in vista Champions, anche perché fiaccati dalle fatiche azzurre -, benché l'Inter da tempo prediliga il mercato ol­treconfine e abbia dovuto per questo af­frontare attacchi e polemiche.

TENDENZA -Non è una tendenza isolata, quella nerazzurra: basta riepilogare la sessione estiva di mercato. Un'im­barcata di tesse­rati provenienti da altre federa­zioni - pochi cam­pioni consacrati anche perché i grandissimi di­sertano l'Italia,numerosi investimenti e qualche azzar­do - con la novità di tanti portieri im­portati con buona pace di scuola e tra­dizioni. Il risultato è evidente nei tabel­lini. L'Inter scende i campo senza italia­ni, ma Genoa, Lazio e Udinese ne han­no appena quattro. E Palermo, Napoli, Lecce, Chievo, Catania e Roma sei, con i giallorossi che potrebbero salire di un'unità se di Osvaldo, cittadino italia­noed ex Under 21 azzurro, si conside­ra la nazionalità argentina. Cinque stra­nieri per il Bologna, quattro per il Ce­sena e il Novara, poi via via fino alla Ju­ve made in Italy.

MINIMO -Ricorso minimo allo straniero, oltre che per la Juve, per il Parma che l'incrocia al debutto: anche in questo caso un solo titolare, il difensore argen­tino Gabriel Paletta. Dalla panchina emiliana ne entreranno due a gara in corso, mentre Conte ne man­derà in campo tre su tre, ma resta la curiosi­tà, soffermandosi sugli schieramenti iniziali, di una partita che sem­bra uscita da un alma­nacco dei primi anni Ottanta. Tutti italiani e uno straniero solo: oltre a Brady, allora, c'erano Her­bert Prohaska all'Inter, Paulo Roberto Falcao alla Roma e Ruud Krol al Napo­li. Ma c'erano anche Luis Silvio alla Pi­stoiese ed Elio Sergio Fortunato al Pe­rugia: oggetti miseriosi imboscati tra i fuoriclasse, numeri a parte non è cam­biatomolto.

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