GASPORT (G.B. OLIVERO) - Per capire la filosofia del Conte allenatore bisogna partire dal Conte giocatore: in base a quanto concesso da Madre Natura, Antonio era un buon mediano e nulla più; grazie al lavoro e alla voglia di migliorare, divenne un ottimo centrocampista titolare e capitano in una Juve di campioni. La crescita dal Conte basic alla versione 2.0 può essere racchiusa in una parola sola: dedizione. Dentro c'è tutto: dall'intensità negli allenamenti fino all'attenzione nei pasti. Conte ha provato in prima persona che tutto è possibile, che le barriere ci sono per essere abbattute, che i limiti non si possono cancellare ma spostare un po' più in là, che non si vince perché si è più bravi ma perché si è più forti e più cattivi (sportivamente parlando).
Le dieci regole - Ecco perché nella sua testa e in quella di chi l'ha voluto sulla panchina della Juve non è un'utopia passare in pochi mesi da un settimo posto a un piazzamento di prestigio. Il terzo posto è l'obiettivo dichiarato, ma pur senza esagerare con l'ottimismo a Vinovo c'è grande attesa e curiosità: si avverte la convinzione che seguendo le idee di questo tecnico giovane e preparato la Juvepossa davvero ridurre sensibilmente il gap dal vertice. Difficile ipotizzare oggi se i bianconeri lotteranno per lo scudetto, ma chi avrebbe detto un anno fa che il Napoli non ci sarebbe poi andato molto lontano? La Juve è pronta a una stagione da protagonista, a patto però di rispettare quelle regole (in questa pagina evidenziamo le dieci più importanti) che Conte con fermezza ha imposto fin dal primo giorno di ritiro. Nulla di clamoroso, ma una serie di indicazioni che valgono per tutti. Se i giocatori le seguiranno con convinzione, il cammino della Juve sarà pieno di soddisfazioni: almeno questo è il pensiero di allenatore e dirigenti.
Allenare la testa - Negli anni scorsi, mentre le partite della Juve le guardava in tv da tifoso, una cosa a Conte proprio non andava giù: la mentalità provinciale della squadra. La tendenza ad accontentarsi è contraria all'approccio voluto dal tecnico, perché rallenta i progressi ed evidenzia i difetti. Conte era abituato a giocare in una Juve che magari dal punto di vista tecnico non era la squadra più forte, ma poi spesso vinceva il campionato grazie alla mentalità vincente. Prima di allenare le gambe, quindi, Conte ha iniziato ad allenare la testa: raccontando la storia della Juve, spiegando ai giocatori quello che rappresenta la maglia, massacrandoli in allenamenti da marines prima dei quali li caricava con discorsi da generale. Dopo due settimi posti alla squadra mancava autostima: la sta ritrovando attraverso il gioco, la voglia di vincere divertendo, un progetto affascinante in cui tutti credono.
Primo passo - Conte usa la tattica quasi come strumento di seduzione nei confronti di giocatori assolutamente conquistati dalla sua idea di calcio. Rimprovera chi non si allena bene (ma finora è successo pochissime volte), è totalmente meritocratico nelle scelte: può sbagliare la formazione, ma si garantisce il rispetto del gruppo seguendo sempre le indicazioni del campo. Due mesi fa la Juve era un gruppetto di giocatori da assemblare: adesso è una squadra. Il primo passo è stato compiuto. Ne mancano molti altri per arrivare al traguardo e la strada non è certo in discesa. Ma tutti spingono dalla stessa parte, tutti ci credono, tutti corrono, pressano, tirano, lottano. Innanzitutto per un motivo: perché lo chiede, anzi lo ordina, Antonio Conte. Il mediano che fu ottimo centrocampista. E adesso studia e lavora per diventare grande allenatore.



0 commenti:
Posta un commento