CORSPORT (A. POLVEROSI) - Un anno esatto. Era il 29 agosto 2010 quando Zlatan Ibrahimovic sbarcò nel pianeta del Milan. Dodici mesi gli sono bastati per vincere uno scudetto e un Supercoppa Italia. E di mesi senza vincere niente il Milan ne aveva trascorsi 41. Ultimo trofeo, il Mondiale per club nel dicembre 2007. Poi è arrivato Ibra e il Milan ha ripreso a vincere, anche se per ora solo in Italia (Pechino, la sera della Supercoppa, era Milano).Il 30 agosto dell’anno scorso, Ibrahimovic venne presentato a San Siro durante Milan-Lecce, partita dominata dai futuri campioni d’Italia e finita sul 4-0. Lo svedese debuttò alla seconda giornata a Cesena, giocò malissimo e il Milan perse 0-2. Da quel momento e per un girone intero, Ibra si è messo la squadra sulle spalle e l’ha portata in testa al campionato. Da settembre a dicembre, uno scatto micidiale con 9 gol e 6 assist. Da gennaio in poi, un calo sempre più evidente. «L’anno scorso, Ibra è arrivato all’ultimo momento e si è tuffato subito nella mischia. L’ha fatto benissimo ma è stato costretto a sciupare un sacco di energie. Quest’anno è un altro giocatore, più forte e più sicuro», ha spiegato pochi giorni fa Massimiliano Allegri.
L’ESTATE DI ZLATAN -In effetti è quello che appare anche da fuori. Ai primi seri impegni di precampionato, lo svedese ha mostrato la solita qualità ma dentro una concentrazione diversa. Nel torneo di Monaco di Baviera ha segnato due dei tre gol rossoneri, quello all’Internacionaldi Porto Alegre con un fantastico colpo di tacco. Dieci giorni dopo, ha ripreso in mano la squadra e l’ha portata alla conquista della Supercoppa Italia segnando di nuovo. Non solo: lo slittamento della prima giornata gli permetterà di recuperare al meglio dall’infortunio alla caviglia per la prima contro la Lazio. Avrebbe giocato anche a Cagliari, ma non al massimo della condizione.
SENZA ETO’O -Anche da questi particolari si può immaginare la stagione di Ibra. La stagione che sente sua è proseguita poi con un movimento di mercato che l’ha lasciato da solo al centro del palcoscenico. Il trasferimento in Daghestan ha sottratto Eto’o dalle attenzioni di prima. Ibra è rimasto da solo dentro ilcono di luce della Serie A, Samuel era il suo vero antagonista, l’attaccante con cui si facevano spesso i confronti e sempre di segno negativo per lo svedese, un fantasma di cui si è finalmente liberato: Eto’o segna in Champions e lui no, Eto’o segna nelle finali e lui no, nello scambio Eto’o è costato poco all’Inter (cui ha dato una Champions) mentre lui è costato una fortuna al Barcellona (cui non ha dato la Champions). Non sarà più così, almeno in territorio italiano.
L’AUTUNNO DI ZLATAN -Quando il Milan ha perso ai rigori contro il Bayern Monaco nella semifinale del torneo dell’Allianz Arena, hanno visto un Ibra molto alterato. Aveva perso una grande occasione, quella di sfidare il suo vecchio Barcellona (di Guardiola...) nella finale dello stesso torneo. Fra due settimane (col bis del ritorno a fine novembre) si toglierà lo sfizio, incontrandoal Camp Nou un passato di cui non si è innamorato. L’anno scorso, nel girone di Champions c’era il Real Madrid e lo svedese al Bernabeu contro il suo ex maestro Mourinho giocò una brutta partita, fu fra i peggiori. Stavolta, contro un allenatore con cui i rapporti non sono mai decollati, è attesoda un altro tipo di partita.
LA PRIMAVERA DI ZLATAN -Ma è nel trimestre febbraio-marzo-aprile che Allegri aspetta il vero Ibrahimovic. A febbraio per l’andata degli ottavi di Champions, a marzoaprile (magari) per i quarti. Un anno fa, a Londra, il Milan salutò la Coppa contro il Tottenham agli ottavi, come ormai gli accade da troppo tempo. Anche quella sera Ibra non combinò niente. Ma in questa stagione sarà tutto diverso, almeno così spera, crede e dice Massimiliano Allegri.



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