lunedì 29 agosto 2011

E’ Ibrahimovic la stella d’Italia


CORSPORT (A. POLVEROSI) - Un anno esatto. Era il 29 agosto 2010 quando Zlatan Ibra­himovic sbarcò nel pianeta del Mi­lan. Dodici mesi gli sono bastati per vincere uno scudetto e un Su­percoppa Italia. E di mesi senza vincere niente il Milan ne aveva trascorsi 41. Ultimo trofeo, il Mon­diale per club nel dicembre 2007. Poi è arrivato Ibra e il Milan ha ri­preso a vincere, anche se per ora solo in Italia (Pechino, la sera del­la Supercoppa, era Milano).

Il 30 agosto dell’anno scorso, Ibrahimovic venne presentato a San Siro durante Milan-Lecce, partita dominata dai futuri cam­pioni d’Italia e finita sul 4-0. Lo svedese debuttò alla seconda gior­nata a Cesena, giocò malissimo e il Milan perse 0-2. Da quel momento e per un girone intero, Ibra si è messo la squadra sulle spalle e l’­ha portata in testa al campionato. Da settembre a dicembre, uno scatto micidiale con 9 gol e 6 as­sist. Da gennaio in poi, un calo sempre più evidente. «L’anno scor­so, Ibra è arrivato all’ultimo mo­mento e si è tuffato subito nella mi­schia. L’ha fatto benissimo ma è stato costretto a sciupare un sacco di energie. Que­st’anno è un altro giocatore, più forte e più sicuro», ha spiegato pochi gior­ni fa Massimiliano Allegri.

L’ESTATE DI ZLATAN -In effetti è quel­lo che appare anche da fuori. Ai primi seri impegni di precampio­nato, lo svedese ha mostrato la so­lita qualità ma dentro una concen­trazione diversa. Nel torneo di Mo­naco di Baviera ha segnato due dei tre gol rossoneri, quello all’Inter­nacionaldi Porto Alegre con un fantastico colpo di tacco. Dieci giorni dopo, ha ripreso in mano la squadra e l’ha portata alla conqui­sta della Supercoppa Italia segnan­do di nuovo. Non solo: lo slittamen­to della prima giornata gli permet­terà di recuperare al meglio dal­l’infortunio alla ca­viglia per la prima contro la Lazio. Avrebbe giocato anche a Cagliari, ma non al massimo della condizione.

SENZA ETO’O -Anche da questi particola­ri si può immaginare la stagione di Ibra. La stagione che sente sua è proseguita poi con un movimento di mercato che l’ha lasciato da so­lo al centro del palcoscenico. Il tra­sferimento in Daghestan ha sot­tratto Eto’o dalle attenzioni di pri­ma. Ibra è rimasto da solo dentro ilcono di luce della Serie A, Samuel era il suo vero antagonista, l’attac­cante con cui si facevano spesso i confronti e sempre di segno nega­tivo per lo svedese, un fantasma di cui si è finalmente liberato: Eto’o segna in Champions e lui no, Eto’o segna nelle finali e lui no, nello scambio Eto’o è costato poco all’In­ter (cui ha dato una Champions) mentre lui è costato una fortuna al Barcellona (cui non ha dato la Champions). Non sarà più così, al­meno in territorio italiano.

L’AUTUNNO DI ZLATAN -Quando il Mi­lan ha perso ai rigori contro il Ba­yern Monaco nella semifinale del torneo dell’Allianz Arena, hanno visto un Ibra molto alterato. Aveva perso una grande occasione, quel­la di sfidare il suo vecchio Barcel­lona (di Guardiola...) nella finale dello stesso torneo. Fra due setti­mane (col bis del ritorno a fine no­vembre) si toglierà lo sfizio, incon­trandoal Camp Nou un passato di cui non si è innamorato. L’anno scorso, nel girone di Champions c’era il Real Madrid e lo svedese al Bernabeu contro il suo ex maestro Mourinho giocò una brutta parti­ta, fu fra i peggiori. Stavolta, con­tro un allenatore con cui i rappor­ti non sono mai decollati, è attesoda un altro tipo di partita.

LA PRIMAVERA DI ZLATAN -Ma è nel trimestre febbraio-marzo-aprile che Allegri aspetta il vero Ibrahi­movic. A febbraio per l’andata de­gli ottavi di Champions, a marzo­aprile (magari) per i quarti. Un an­no fa, a Londra, il Milan salutò la Coppa contro il Tottenham agli ot­tavi, come ormai gli accade da troppo tempo. Anche quella sera Ibra non combinò niente. Ma in questa stagione sarà tutto diverso, almeno così spera, crede e dice Massimiliano Allegri.

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