GASPORT (F. M. RICCI) - DIVENTA FAN DI CALCIOPAZZO - L'ultima volta che Real Madrid e Barcellona si sono viste al Bernabeu ne sono successe di tutti i colori. Alla vigilia, 26 aprile, un Guardiola ispiratissimo cercava con lo sguardo la telecamera per rivolgersi direttamente a «José». Era la prima volta che lo chiamava per nome, lo elesse campione indiscusso della Champions della dialettica e disse che lui però preferiva l'altra, quella del campo.
Gli show Uno show memorabile, tanto che quando Pep tornò in albergo fu accolto dall'ovazione dei suoi. Era il terzo Clasico di quella serie di quattro ravvicinata e brutale che ha lasciato strascichi pesantissimi anche sull'unità della nazionale di Del Bosque. Il giorno dopo il Barça vinse 2-0, Pepe e Mourinho furono espulsi e poi toccò a José metter su lo show memorabile. La notte dei «por qué?», delle accuse al Barça, alla Uefa, uno tsunami verbale che travolse persino l'Unicef. Un'altra manciata di giorni e Mou avrebbe perso la voglia di parlare. Ultima apparizione in sala stampa al Bernabeu il 30 aprile, per prendersi le colpe di un 2-3 col Saragozza, poi la squalifica Uefa e il silenzio. Ieri per presentare il quinto dei sette Clasicos che stanno intossicando il 2011 del calcio spagnolo Mou è tornato al microfono del Bernabeu dopo il bagno di folla. Allenamento aperto a tutti, e risposta massiccia di chi è affamato di calcio, oltretutto gratuito. «Ringrazio le 50.000 persone che sono venute in un giorno nel quale era meglio stare a casa con l'aria condizionata o in piscina a bere acqua fredda», ha detto Mou.
La verità Si è tornati indietro a quel 27 aprile. Gli hanno chiesto se quella partita di Champions gli ha insegnato qualcosa sul piano tattico, sottintendendo un approccio più offensivo: «Mi ha insegnato che non si può dire la verità». Non è l'unico messaggio lanciato ieri: «Se quest'anno starò più tranquillo? No, a me nessuno mi zittisce». E poi la felicità per la riduzione della squalifica Uefa, arrivatagli proprio per le picconate tirate quella notte: «La Uefa non è certamente un organismo giuridicamente democratico, la riduzione è stata una grande vittoria». E la Supercoppa? «Il trofeo più importante dell'estate e il meno importante della stagione. Vincere o perdere non influisce sul resto. Con l'Inter il primo anno è andata bene e poi abbiamo vinto solo il campionato. Il secondo male e abbiamo fatto il triplete».
Guardiola Pep stavolta ha parlato a Barcellona. Nessun messaggio a Mou, nulla su Fabregas, «Manca ancora un pezzo di carta, è sempre dell'Arsenal», una bacchettata ai suoi «twitteromani», «Quando voglio sapere qualcosa di un acquisto chiedo ai dirigenti, non leggo i twit di Piqué e Puyol», non si è nascosto nelle pieghe di calendari o infortuni, «C'è in ballo un titolo, niente scuse». Il Madrid ha cominciato la preparazione una settimana prima del Barça e ha vinto 7 amichevoli su 7, i catalani 2 su 6. Mou è in vantaggio e la formazione sembra chiara, col dubbio tra Coentrao e Di Maria. Più incognite nel Barça, che ha molto meno da perdere ma anche una gran voglia di continuare a vincere. Perché da quando c'è Mou sembra che valga doppio.
Per capire fino in fondo quanto la rivalità fra Pep Guardiola e José Mourinho abbia «bucato lo schermo», diventando l'Evento sportivo del 2011 con la drammatica serie di «clasicos», vi basterà sapere che ne hanno fatto persino un'applicazione per l'iPad. Ci sono tutte le frasi importanti dette dai due la scorsa stagione, dalla furibonda ma lucidissima sparata di Pep nella vigilia dell'andata di Champions all'interminabile litania dei «porqué» di José dopo la stessa gara. Se poi agitate il tablet, la sequenza casuale di dichiarazioni fa sembrare che i due discutano tra loro, ovviamente senza simpatia. Stasera al Bernabeu va in scena un Real-Barça che è allo stesso tempo il quinto faccia a faccia del 2011, il primo della nuova stagione e l'andata della Supercoppa spagnola; mercoledì si replica al Camp Nou, pensare di trovare un biglietto per uno dei match sarebbe illusorio anche a Ferragosto.
Non è un bene per il calcio che le due squadre più forti del mondo giochino lo stesso campionato, ma dobbiamo farcene una ragione: al netto di sceicchi arabi e oligarchi russi, Real e Barça sono con lo United le uniche corazzate che continuano a spendere per rafforzare organici ormai spaventosi (in senso buono). In questa fase storica — e di storia è il caso di parlare — il Barcellona sta giustificando investimenti pesanti come Sanchez e Fabregas sia con la striscia di vittorie (10 trofei nei tre anni di Guardiola, fantascienza pura), sia col fatto che tre quarti di squadra non è costata nulla, essendo cresciuta in casa. Il Real di Florentino Perez, a fronte di spese più vicine a una legge finanziaria che a un club sportivo, ha portato a casa una Copa del Rey in due anni. È per questo che Mou ha ottenuto il potere assoluto, dal licenziamento di Valdano al mercato su misura: soltanto lui può evitare a Florentino il più grande fallimento della storia (parliamone pure in questo caso) del calcio.
Il primo trofeo della nuova stagione conta per il Real più che per il Barça perché l'estate madridista è stata più serena, la squadra fisicamente sembra più avanti e la motivazione di cambiare l'inerzia psicologica del confronto è tutta dalla sua parte. E dunque la Supercoppa, pur essendo il meno importante dei teatri di battaglia, avrà un potere di indirizzo sul resto della stagione. La prima curiosità che soddisferemo stasera, importante in prospettiva, è se Mourinho continuerà ad aspettare il Barça come la scorsa stagione, o chiederà alle sue stelle di giocare alla pari (all'Inter lo fece). Col materiale da sogno che ha a disposizione, forse sarebbe il caso.
Gli show Uno show memorabile, tanto che quando Pep tornò in albergo fu accolto dall'ovazione dei suoi. Era il terzo Clasico di quella serie di quattro ravvicinata e brutale che ha lasciato strascichi pesantissimi anche sull'unità della nazionale di Del Bosque. Il giorno dopo il Barça vinse 2-0, Pepe e Mourinho furono espulsi e poi toccò a José metter su lo show memorabile. La notte dei «por qué?», delle accuse al Barça, alla Uefa, uno tsunami verbale che travolse persino l'Unicef. Un'altra manciata di giorni e Mou avrebbe perso la voglia di parlare. Ultima apparizione in sala stampa al Bernabeu il 30 aprile, per prendersi le colpe di un 2-3 col Saragozza, poi la squalifica Uefa e il silenzio. Ieri per presentare il quinto dei sette Clasicos che stanno intossicando il 2011 del calcio spagnolo Mou è tornato al microfono del Bernabeu dopo il bagno di folla. Allenamento aperto a tutti, e risposta massiccia di chi è affamato di calcio, oltretutto gratuito. «Ringrazio le 50.000 persone che sono venute in un giorno nel quale era meglio stare a casa con l'aria condizionata o in piscina a bere acqua fredda», ha detto Mou.
La verità Si è tornati indietro a quel 27 aprile. Gli hanno chiesto se quella partita di Champions gli ha insegnato qualcosa sul piano tattico, sottintendendo un approccio più offensivo: «Mi ha insegnato che non si può dire la verità». Non è l'unico messaggio lanciato ieri: «Se quest'anno starò più tranquillo? No, a me nessuno mi zittisce». E poi la felicità per la riduzione della squalifica Uefa, arrivatagli proprio per le picconate tirate quella notte: «La Uefa non è certamente un organismo giuridicamente democratico, la riduzione è stata una grande vittoria». E la Supercoppa? «Il trofeo più importante dell'estate e il meno importante della stagione. Vincere o perdere non influisce sul resto. Con l'Inter il primo anno è andata bene e poi abbiamo vinto solo il campionato. Il secondo male e abbiamo fatto il triplete».
Guardiola Pep stavolta ha parlato a Barcellona. Nessun messaggio a Mou, nulla su Fabregas, «Manca ancora un pezzo di carta, è sempre dell'Arsenal», una bacchettata ai suoi «twitteromani», «Quando voglio sapere qualcosa di un acquisto chiedo ai dirigenti, non leggo i twit di Piqué e Puyol», non si è nascosto nelle pieghe di calendari o infortuni, «C'è in ballo un titolo, niente scuse». Il Madrid ha cominciato la preparazione una settimana prima del Barça e ha vinto 7 amichevoli su 7, i catalani 2 su 6. Mou è in vantaggio e la formazione sembra chiara, col dubbio tra Coentrao e Di Maria. Più incognite nel Barça, che ha molto meno da perdere ma anche una gran voglia di continuare a vincere. Perché da quando c'è Mou sembra che valga doppio.
Per capire fino in fondo quanto la rivalità fra Pep Guardiola e José Mourinho abbia «bucato lo schermo», diventando l'Evento sportivo del 2011 con la drammatica serie di «clasicos», vi basterà sapere che ne hanno fatto persino un'applicazione per l'iPad. Ci sono tutte le frasi importanti dette dai due la scorsa stagione, dalla furibonda ma lucidissima sparata di Pep nella vigilia dell'andata di Champions all'interminabile litania dei «porqué» di José dopo la stessa gara. Se poi agitate il tablet, la sequenza casuale di dichiarazioni fa sembrare che i due discutano tra loro, ovviamente senza simpatia. Stasera al Bernabeu va in scena un Real-Barça che è allo stesso tempo il quinto faccia a faccia del 2011, il primo della nuova stagione e l'andata della Supercoppa spagnola; mercoledì si replica al Camp Nou, pensare di trovare un biglietto per uno dei match sarebbe illusorio anche a Ferragosto.
Non è un bene per il calcio che le due squadre più forti del mondo giochino lo stesso campionato, ma dobbiamo farcene una ragione: al netto di sceicchi arabi e oligarchi russi, Real e Barça sono con lo United le uniche corazzate che continuano a spendere per rafforzare organici ormai spaventosi (in senso buono). In questa fase storica — e di storia è il caso di parlare — il Barcellona sta giustificando investimenti pesanti come Sanchez e Fabregas sia con la striscia di vittorie (10 trofei nei tre anni di Guardiola, fantascienza pura), sia col fatto che tre quarti di squadra non è costata nulla, essendo cresciuta in casa. Il Real di Florentino Perez, a fronte di spese più vicine a una legge finanziaria che a un club sportivo, ha portato a casa una Copa del Rey in due anni. È per questo che Mou ha ottenuto il potere assoluto, dal licenziamento di Valdano al mercato su misura: soltanto lui può evitare a Florentino il più grande fallimento della storia (parliamone pure in questo caso) del calcio.
Il primo trofeo della nuova stagione conta per il Real più che per il Barça perché l'estate madridista è stata più serena, la squadra fisicamente sembra più avanti e la motivazione di cambiare l'inerzia psicologica del confronto è tutta dalla sua parte. E dunque la Supercoppa, pur essendo il meno importante dei teatri di battaglia, avrà un potere di indirizzo sul resto della stagione. La prima curiosità che soddisferemo stasera, importante in prospettiva, è se Mourinho continuerà ad aspettare il Barça come la scorsa stagione, o chiederà alle sue stelle di giocare alla pari (all'Inter lo fece). Col materiale da sogno che ha a disposizione, forse sarebbe il caso.




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